Torino. Shopping natalizio a rischio

21/12/2007
    venerdì 21 dicembre 2007

    Pagina V – Torino

      I sindacati: "Il nostro contratto è scaduto da 11 mesi, aiutateci rinunciando a fare la spesa"

      Shopping natalizio a rischio

        Oggi e domani si fermano gli addetti del commercio

          Le tre sigle: "Abbiamo chiesto 78 euro in più e di ridurre il ricorso al lavoro precario" Coppa (Ascom): "Sui salari siamo disponibili ma in cambio vogliamo più produttività"

            MILENA VERCELLINO
            Natale di lotta per i lavoratori del commercio: questo fine settimana i consumatori persi nel caos dell´ultima corsa al regalo s´imbatteranno uno stop dei carrelli lungo due giorni, proclamato a sostegno della vertenza per il rinnovo del contratto nazionale. Si comincia oggi, un po´ in sordina, con le braccia incrociate dei lavoratori con turni di cinque giorni; ma il clou della mobilitazione si toccherà domani, con lo sciopero di coloro che lavorano su sei giorni. E nella due giorni del blocco delle casse, davanti ai negozi ed ai principali ipermercati, dal Carrefour di Grugliasco all´Ikea, dal Bennet di San Paolo al Panorama di Settimo, i dipendenti distribuiranno volantini di "avviso ai consumatori" in cui si chiederà di mostrare la propria solidarietà non facendo la spesa. Il contratto è scaduto il 31 dicembre 2006, e ad oggi, dice Elena Ferro di Filcams-Cgil «Un vero incontro per aprire la trattativa non c´è stato». E, aggiunge, se con Confesercenti, che ha mostrato una parziale apertura, si sono calmate le acque, con Confcommercio, che riunisce il 70-80% dei lavoratori del settore, non c´è alcun segnale di disgelo.

            Additata dall´indice accusatore dei sindacati è soprattutto la grande distribuzione: «Chi tira le fila sono Esselunga, Standa, Billa, ma anche Carrefour, Panorama, Gs», dice Ferro. La precedente giornata di protesta dei lavoratori del commercio, il 17 novembre, aveva visto un´adesione allo sciopero con punte dell´80% secondo i sindacati, ma per Confcommercio non aveva superato la sparuta soglia del 7%. Era comunque finita con un metaforico lancio di piatti: «Lo sciopero è stato caratterizzato da ricatti e minacce da parte di alcune aziende che hanno fatto sui singoli lavoratori pressioni e mobbing».

            La piattaforma di rivendicazioni, presentata un anno e due mesi fa, è a tutto tondo: innanzitutto, l´adeguamento salariale: « «Chiediamo 78 euro in più: da un anno siamo fermi», dice Ferro. E poi «L´estensione dell´assistenza sanitaria integrativa agli apprendisti». Un altro pugno sul tavolo è poi battuto dai sindacati riguardo al dilagare dei contratti part time: «Nel nostro settore sono il 70-75%, chiediamo un loro consolidamento con l´aumento delle ore contrattuali: se lo straordinario viene fatto tutto l´anno, vuol dire che è strutturale». E poi, il limbo dei contratti atipici e a termine: «Vogliamo che col tempo, per un lavoratore che entra a tempo determinato, si aprano ipotesi di stabilizzazione».

            L´Ascom, intanto, punta i piedi e si prepara a far sentire le proprie ragioni ad un tavolo convocato per il 15 gennaio. Sui 78 euro di aumento c´è una parziale apertura: «Sui salari c´è disponibilità, ma a fronte agli aumenti dovrà essere dato maggior rilievo a criteri di merito e produttività, che non possono essere disgiunti dal tema dei salari e che saranno decisi al tavolo di gennaio», dice Maria Luisa Coppa, presidente di Ascom. Che ribadisce anche che la flessibilità è una caratteristica strutturale del settore. «Il commercio in questi anni ha dato occupazione, ma questa si deve basare sui ritmi che gli sono tipici», aggiunge. I sindacati, però, scuotono la testa: «La flessibilità organizzativa non può non essere regolamentata, o decisa solo da una parte. Non siamo contro la flessibilità, ma questa va governata», dice Bruno Cordiano di Fisascat-Cisl. Si farà il bis il 26 gennaio, con altre 8 ore di stop del carrello.