Torino. Riproposto il patto sui prezzi

06/10/2005
      NordOvest
    mercoledì 5 ottobre 2005

    NordOvest – pagina 3

    Torino ripropone il patto sui prezzi

      Marco Ferrando

      TORNO. A Torino torna in scena il "Patto dei prezzi". Gli attori sono gli stessi dell’anno scorso, in prima fila Ascom e sindacati, ma il copione – questa volta – sembra più cauto e meno ambizioso di quello scelto nell’autunno scorso. Culminato, proprio in settembre, con il lancio di un vero e proprio "Modello Torino", alla presenza dell’allora ministro all’Economia Domenico Siniscalco. In pratica, si trattava della formalizzazione di un’iniziativa di concertazione già avviata nei mesi precedenti (con buoni riscontri) dall’Ascom torinese su proposta del presidente Giuseppe De Maria, scomparso il primo gennaio scorso. Peccato che al "Modello Torino", alla fine, sia mancato l’appoggio del governo e non si sia andati oltre l’impegno di 340 supermercati subalpini –perlopiù a insegna Crai – ad abbassare del 2% i prezzi di oltre 600 prodotti con il proprio marchio.

      Ora è di nuovo l’Ascom a tornare sull’argomento. Nell’ottica del "prevenire è meglio che curare", nei giorni scorsi il presidente dell’associazione torinese (che raduna circa 15mila esercizi), Giuseppe Bracco, ha convocato nella sede di via Massena i sindacati. Per la Cgil c’era Vanna Lorenzoni, Nanni Tosco per la Cisl e Giorgio Rossetto per la Uil. All’ordine del giorno, la proposta di istituire un nuovo "tavolo dei prezzi", con l’obiettivo – spiega Bracco – di monitorare l’andamento dei listini sotto la Mole e ragionare su iniziative congiunte per il contenimento.

      Le trattative sono in corso, ma qualche elemento pare ormai consolidato. L’Ascom sembra intenzionata a lasciar libero il proprio socio Crai – che grazie anche al patto 2004, ha visto crescere il proprio fatturato del 5% – di studiare come proseguire la campagna (si parla di uno sconto ai pensionati), riservandosi la possibilità di avviare progetti analoghi su scala più ampia. «Stiamo valutando – prosegue Bracco – alcune iniziative di blocco o addirittura di riduzione dei prezzi. ma deve trattarsi di un’intesa che riguarda il maggior numero possibile di commercianti e veda coinvolte in prima persona le istituzioni». Scettica Confesercenti, con il segretario regionale Antonio Carta che afferma di essere disposto a «ragionare sul tema, ma soltanto a patto che si lavori a favore dei consumatori e per la trasparenza del sistema, senza perdersi in chiacchiere inutili. Anche se non possiamo dimenticare che effettivamente il problema prezzi va visto in un’ottica di sistema, coinvolgendo anche i soggetti responsabili degli effettivi rincari: dalle compagnie petrolifere alle banche e alle assicurazioni».

      Ancora Bracco punta il dito contro le rilevazioni Istat sui prezzi torinesi, che in agosto fotografavano il capoluogo come seconda città più cara su base annua dopo Aosta, con un incremento dei prezzi del 2,8% contro l’1.6% di Milano e Roma, ad esempio (+2,5% a settembre). «Ci troviamo – denuncia Bracco – davanti a una vera e propria leggenda metropolitana. Bisogna smettere di parlare solo di incrementi percentuali: guardiamo ai valori assoluti, e scopriremo che i prezzi di Torino sono molto più bassi di quelli di Milano o Roma, anche se magari crescono a un ritmo più sostenuto. D’altronde è logico: un’identica variazione assoluta assume un valore percentuale più elevato dove i prezzi sono più bassi». Non solo: per Bracco «vanno rivisti anche i criteri con cui vengono rilevati. A Milano, ad esempio, il peso della grande distribuzione sul totale dei campioni è doppio rispetto a quello di Torino. È una differenza che non trova alcune giustificazioni nel tessuto distributivo, ormai quasi identico».