Torino. McDonald’s la caccia. Riassunta dai giudici

17/09/2007
    venerdì 14 settembre 2007

    Pagina 59 – Torino cronaca

      Colloquio
      La Corte d’appello ribalta la sentenza di primo grado

        McDonald’s la caccia
        Riassunta dai giudici

          GIORGIO BALLARIO
          Il mondo è davvero strano. Talvolta trionfa persino la giustizia. È quel che deve aver pensato Lucia Lupica, baby-sitter e colf cinquantenne, quando ieri mattina l’avvocato Francesco Ferolla le ha comunicato la sentenza della della Corte d’Appello. Che dimostra, anche nella vita reale, come talvolta Davide possa abbattere Golia. Non a fiondate, ma a suon di codice civile.

          Lucia Lupica è la donna che sei anni fa venne licenziata dal Mc Donald’s di piazza Castello per aver regalato a un piccolo mendicante una coca e un cartoccio di patatine fritte. «Non si possono regalare prodotti dell’azienda senza rilasciare lo scontrino fiscale» era stata la spiegazione della Sesam Srl, che gestiva in franchising il fast-food della catena americana. Da un giorno all’altro Lucia si trovò senza lavoro e pure senza casa, perché non poteva più pagare l’affitto. «Sono stata costretta persino ad andare per qualche tempo in un dormitorio pubblico», racconta adesso con un po’ di vergogna.

          Rivolgersi al Tribunale non servì a molto. La scorsa primavera il giudice Vincenzo Ciocchetti respinse il ricorso della signora Lupica, senza ammettere nessuno dei testimoni richiesti dall’avvocato Ferolla. Ma il caso finì sulla prima pagina de La Stampa e se non altro l’ex cameriera ottenne un primo risultato: l’udienza d’appello venne fissata a tempi di record. Il 13 settembre.

          Ieri mattina, infine, il trionfo: con un dispositivo-lampo, la sezione lavoro della Corte d’Appello ha disintegrato la sentenza di primo grado e accolto tutte le richieste presentate dal legale della donna. I giudici Barbero, Grillo Pasquarelli e Ramella hanno annullato il licenziamento di sei anni fa, ordinato il reintegro della signora Lupica al suo posto di lavoro e condannato l’azienda a risarcirle 18 mensilità, cioè l’intero periodo in cui la donna è rimasta disoccupata. Se Lucia dovesse decidere di rimanere dove si trova adesso – fa la domestica in una casa privata – avrà comunque diritto al rimborso di altre 15 mensilità.

          «Ora sono felice – ammette stringendosi all’avvocato Ferolla – questa sentenza mi ripaga di tutte le umiliazioni che ho subito. Ho sempre avuto fiducia nella giustizia, anche se dopo tanti anni incominciavo ad avere qualche tentennamento. Devo ringraziare l’avvocato, che ha creduto nella possibilità di ribaltare la causa e mi ha invitato a non mollare».

          Lucia Lupica guarda senza rancore all’episodio che da un giorno all’altro l’ha trasformata in disoccupata, però continua a chiedersi il perché di quel licenziamento. «Lavoravo al Mc Donald’s di piazza Castello da quattro anni – racconta – e mi ero sempre comportata bene, ero stata persino premiata dall’azienda per il mio impegno in sala. Se per loro avevo sbagliato a regalare le patatine a quel ragazzino, potevano farmi un richiamo, darmi una multa… Non capisco perché infierire».

          Forse non l’hanno capito neppure i giudici d’appello, che prima dell’udienza avevano proposto alla Sesam di transare con un risarcimento di 10 mila euro. Proposta rifiutata. Ora dovranno sborsare circa il doppio.