Torino. Ma le commesse si ribellano

15/10/2004

          CRONACA DI TORINO
            venerdì 15 ottobre 2004

            reazioni

            TRA I DIPENDENTI DEGLI ESERCIZI DEL CENTRO
            Ma le commesse si ribellano
            «Non possiamo saltare il riposo per due mesi»

            LAVORARE la domenica? E no che non sono d’accordo. Oltretutto la nostra clientela nel week-end sparisce, per cui non ne vedrei l’utilità a fronte di uno sforzo notevole che si aggiunge a quello del mese di dicembre». Reagisce così, Monica Tarasco, commessa della boutique di Hermès di via Roma alla notizia che il Comune possa prospettare un novembre di domeniche dai negozi aperti. E se qualcuno pensa che il suo parere sia destinato a rimanere isolato soltanto perchè la signorina sta dietro il bancone di un negozio di lusso (con i clienti che lasciano la città il venerdì sera) si sbaglia.

            In centro si può dire che, fra i commessi, c’è un’autentica levata di scudi contro la prospettiva di rinunciare dal 7 novembre al nuovo anno a un solo giorno di festa. Storce il naso all’idea Stefania Cera, della profumeria San Federico: «Si tratterebbe di una faticaccia… è vero, per il lavoro si fa tutto, ma già dicembre è così duro…».
            Gestisce il suo negozio da sola e quindi sente di indossare anche i panni di «commessa» Silvia Boidi, del negozio Mistrau, in galleria San Federico: «Il gioco non vale assolutamente la candela – spiega – non ha senso che si saltino i giorni di riposo per due mesi consecutivi in un momento in cui i consumi sono stagnanti».


            Anche in piazza San Carlo la situazione non cambia. Nessuno dei dipendenti interpellati sulla questione «domeniche di novembre» riesce ad abbozzare un sorriso: «Mi sembra un’idea balzana e come può immaginare non sono per nulla d’accordo – afferma Rita Apicella del negozio Bruschi – se lei pensa che persino le prime domeniche di dicembre risultano fiacche si figuri quelle di novembre». Ma la prospettiva di guadagnare di più? «Non ripaga da un giorno di riposo – aggiunge Apicella – e in ogni caso lo farei volentieri soltanto se capissi che sortisce qualche risultato. Ma non credo che gli effetti negativi di un cantiere come quello di piazza San Carlo possano essere mitigati in qualche modo dalle aperture straordinarie».


            Dialogando con le commesse del centro si possono scoprire aneddoti significativi, che potrebbe tornare utili ai responsabili della viabilità: «I nostri incassi da quando è stato aperto il cantiere del parcheggio sono dimezzati – dice Maria, pregando di omettere il suo cognome e anche quello del negozio in cui lavora – e quasi ogni giorno riceviamo telefonate di corrieri inviperiti che vengono multati da vigili solerti anche per soste di pochi minuti attorno alla piazza. Ma come fa, un negozio a sopravvivere in queste condizioni? Neppure il latte per i bar arriva facilmente, la mattina. Ma possibile che in Comune non pensino a quetsi problemi?».


            Fra i dipendenti dei negozi di piazza San Carlo e dintorni, più che il timore di lavorare la domenica, quella di non lavorare più. Perchè se l’estate scorsa erano soltanto i caffè della piazza a minacciare licenziamenti legati al crollo degli incassi, adesso pare che anche le grandi boutique abbiano cominciato a parlare di un ridimensionamento degli organici: «E purtroppo credo che i conti non torneranno – concludono alcuni di loro – soltanto grazie a un’apertura domenicale o al passaggio di una mascotte di Torino 2006».