Torino. La Uil si scopre bipartisan

05/03/2002







 

Così convivono i dirigenti torinesi ds e forzitalisti Il segretario Rossetto, iscritto alla Quercia, critica Chiamparino. L’azzurro Cortese contesta il governo
La Uil si scopre bipartisan


VERA SCHIAVAZZI




Giorgio Rossetto ci sorride sopra: «Da quando mi sono iscritto ai Ds, il che è stato già di per sé complicatissimo, i Ds mi ascoltano meno di prima. Nessuno mi informa di nulla e le composizioni delle segreterie devo leggerle sui giornali. Mi piacerebbe che anche il nostro diventasse un ‘partito normale’…». Nell’attesa, la Uil piemontese, della quale Rossetto è diventato segretario sei mesi fa dopo aver guidato per quindici anni i metalmeccanici dell’organizzazione, appare normalissima: fischia il ministro leghista Roberto Maroni e applaude il suo leader Luigi Castagnetti che polemizza con Cofferati, mentre in platea siedono fianco a fianco dirigenti diessini come Rossetto e altri vicini a Forza Italia, come il responsabile della federazione poteri locali (la nuova ‘megacategoria’ che ha riunito dipendenti degli enti pubblici e della sanità, due luoghi dove, da sempre, la Uil annovera buona parte dei suoi 137.000 tesserati piemontesi) Giovanni Cortese.
Cortese, a differenza dei suoi ‘colleghi’ che faticano a vivere da forzitalisti nella Cgil, non è costretto a scusarsi tutti i giorni. Serenamente, spiega: "E’ normale che col sistema bipolare chi si riconosceva nell’area laica e socialista si sia collocato un po’ di qui e un po’ di là. Questa pluralità, a ben guardare, è la ricchezza della Uil bipartisan. E io non mi sento in imbarazzo perché il mio sindacato dovrà confrontarsi e magari anche scontrarsi con il governo. Sono consapevole che le posizioni oltranziste devono essere sconfitte, nel sindacato e nel governo. Del resto, è questo il nostro lavoro: confrontarsi, contrattare, scioperare se necessario, e poi di nuovo confrontarsi…". Una certa tradizione di autonomia del sindacato dalla politica, e dunque dai partiti di riferimento, appare solidamente rappresentata nella Uil. Lo stesso Rossetto, entusiasta come tutti o quasi ieri al Lingotto delle posizioni espresse da Angeletti, si concede il lusso di criticare il sindaco Sergio Chiamparino, diessino come lui, esprimendo un grado di preoccupazione maggiore rispetto ad avvenimenti simbolici ma non solo come la perdita del Salone dell’Auto: «E’ un fatto gravissimo, e neppure le Olimpiadi bastano a cancellarlo. Sono d’accordo col sindaco quando dice che occorre valorizzare ciò che abbiamo di nuovo, ed è vero, ad esempio, che negli ultimi quattro anni una parte dei posti persi nell’industria è stata riassorbita dal terziario. Ma Torino ha ancora bisogno di tempo per una riconversione piena, e non possiamo consentire che eventi come il Salone dell’Auto scompaiano senza colpo ferire. Non è solo un buco nel calendario, ma il segnale di un trend estremamente negativo». Rossetto, del resto, è altrettanto arrabbiato anzi, di più con la giunta regionale di Enzo Ghigo che non riconosce ai sindacati voce in capitolo sui temi della sanità pubblica e della scuola. «C’è una grande distanza fra noi spiega ma se domani mi chiamano a trattare io mi precipito… Lo stesso vale per il governo. Io non sono disposto a barattare l’articolo 18 con una piattaforma intera. Bisogna sedersi a trattare, i proclami sono inutili. Chi dice ‘non tratteremo mai’ mi ricorda l’ottimo Giorgio Cremaschi (il leader piemontese della Fiom, ndr) che andava nelle fabbriche in crisi e spiegava ai lavoratori: ‘Non deve andarsene nemmeno un bullone!’. Magari la fabbrica chiudeva dopo pochi giorni, ma la frase era ad effetto… Io spero che, anche grazie a questo nostro congresso torinese, Cgil, Cisl e Uil trovino un’intesa sul metodo. Continuare ad accapigliarsi sui principi è stupido e dannoso. La stessa presenza di tanti leader nazionali da Fassino a Rutelli e dei ministri Maroni e Marzano la dice lunga sulla nostra centralità. La Uil è un sindacato in questo davvero diverso con una sua identità forte».
Nel frattempo, il congresso del Lingotto va avanti, tra applausi e qualche fischio, e senza neppure un girotondo: «Non è roba per noi ammette Rossetto Ci piacciono le cose organizzate, sono le uniche che sappiamo fare».