Torino. Industria a “cinque stelle”

22/09/2005
    giovedì 22 settembre 2005

      Pagina XI – Torino

        La grande corsa degli hotel
        Industria a "cinque stelle"

          Si punta a superare entro il prossimo anno i 400 milioni di fatturato e i 2500 dipendenti
          Negli ultimi cinque anni sono stati aperti 148 alberghi con incremento della ricettività del 43%

            CHRISTIAN BENNA

              C´è una nuova industria a Torino. Un comparto a «5 stelle» che per il 2006 punta a fatturare 400 milioni di euro, superare quota 2500 dipendenti e a svilupparsi ancora investendo sulla capacità produttiva. Dietro a questi bilanci da multinazionale c´è il sistema alberghiero. Un settore che viaggia a ritmi sostenuti sospinto dall´evento olimpico e dalle profonde trasformazioni della città. E soprattutto da massicci investimenti, stimati intorno a 500 milioni di euro, in parte finanziati dalle banche e dai privati, ma anche dai contributi regionali.
              Negli ultimi cinque anni la struttura ricettiva in tutta l´area metropolitana è cresciuta del 43%, vale a dire 3.200 camere in più (10.726 in totale) per 148 nuovi hotel.

              Le Meridien Art & Tech, Parco Sassi, Novotel, Express by Holiday Inn, Pacific Hotel Fortino e Ac10 sono solo alcuni tra i più recenti arrivi nel capoluogo. Altri, come l´ex Verna, il Sitea e il Principe di Piemonte hanno ristrutturato (o lo stanno facendo) per ampliarsi e migliorare la qualità dei servizi. E a questi alberghi nei prossimi mesi se ne aggiungeranno almeno altri cinque: Golden Palace, Town House Suite, Nh Santo Stefano e uno sulla Spina 3.

              Il tutto con ricadute positive per l´occupazione. Oggi l´alberghiero impiega circa 2500 persone, per lo più con contratti a tempo indeterminato o determinato. Accanto agli assunti, ruotano 300/400 lavoratori interinali dell´indotto. Si tratta di facchini, guardiani, ristoratori, addetti alle pulizie. Tutti mestieri «in appalto», gestiti da società di servizi e introdotti dalla flessibilità che ha cambiato radicalmente l´universo dell´hotellerie.

              Malgrado i numeri da record, sulla crescita vorticosa del comparto si addensano nubi minacciose. «Lo sforzo degli operatori è stato notevole – spiega Alessandro Comoletti, presidente di Federalberghi, l´associazione di Confcommercio che raggruppa il 75% delle imprese torinesi del settore – Eppure il flusso turistico è aumentato solo del 14%. Il nostro timore è che dopo i Giochi invernali 2006, l´offerta sarà molto maggiore rispetto alla domanda. Il che potrebbe portare a chiusure o riconversioni di molti hotel». E aggiunge: «Il Comune sta facendo molto per attirare clienti in città. Ma dubito molto sulla vocazione turistica di Torino. E il fatto che i big internazionali come Hilton o Sheraton stiano alla finestra non è incoraggiante. Il nostro target resta la clientela che si muove per affari o per convegni».

              Non c´è motivo di preoccuparsi, secondo Andrea Prevosti, presidente Aica, l´associazione dell´Unione industriale che rappresenta le catene alberghiere. «Torino – dice – grazie alla visibilità delle Olimpiadi, diventerà presto una città appetibile per i grandi investitori. Oggi forse manca qualche grande nome, ma è stata la non brillante congiuntura economica a scoraggiare tanti marchi noti. Resto comunque ottimista. Per il momento la domanda alberghiera è buona e continuerà ad esserlo visto il gran numero di convegni in programma nei prossimi anni».
              Nel 2004 su due milioni di presenze in città, 438 mila erano congressisti. Ed è in questa direzione che l´hotellerie torinese deve scommettere. Ne è certo Livio Besso Cordero, presidente di Turismo Torino e di Convention bureau: «Perché si tratta di un turismo facoltoso che porta beneficio a tutta la città. E soprattutto non è stagionalizzato. Ci sono convegni anche ad agosto».

              «Ma non dimentichiamo i prezzi – precisa – se non c´è una certa flessibilità diventa difficile proporsi come meta turistica. Ci sono iniziative da seguire. E penso a Firenze regala un notte, un´offerta del capoluogo toscano a chi pernotta in città. Oppure ad altri centri che sono riusciti a favorire i collegamenti aerei low cost. L´alberghiero può diventare un´industria importante per Torino solo con la promozione e lo sviluppo delle infrastrutture. Tav inclusa».

              Business e congressi, ma non solo. Elda Tessore, assessore al Turismo del Comune, invita a non sottovalutare le opportunità attrattive della città. «Torino è una delle poche, se non l´unica città italiana, ad avere incrementato il flusso del turismo di svago, che ora rappresenta oltre il 30% degli arrivi. L´unico problema viene dal turismo d´affari che ha perso quota, ma è una caduta bilanciata dallo sviluppo del congressuale».

              È d´accordo Aldo Anfossi, presidente di Adat-Asshotel, rappresentante di categoria della Confesercenti, che dice: «Alla città non mancano le possibilità per sostenere il settore. A cominciare dal turismo di cultura.
              Non ci sono molte capitali europee con un patrimonio storico come il nostro. E poi basterebbe l´esposizione prolungata della Sindone a richiamare anche il turismo religioso, a mio modo di vedere, troppo poco incentivato. Per ospitare i nuovi flussi turistici però c´è bisogno di una migliore localizzazione dell´offerta. Troppe le strutture in periferia mentre mancano quelle in centro».