Torino. Il villaggio del terziario

18/11/2004
    TORINO

    GIOVEDÌ, 18 NOVEMBRE 2004

    Pagina XVI – Torino

    L’INCHIESTA

    A vent´anni dalla chiusura della fabbrica ecco cosa è diventata la struttura ripensata da Piano
    Il villaggio del terziario
    Nel Lingotto riconvertito lavorano in quattromila

    GUIDO ANDRUETTO

    Solo pensando al Lingotto di oggi – 250 mila metri quadrati di area industriale, una città nella città, riconvertiti in un grande "villaggio" per il terziario avanzato – si può comprendere l´horror vacui che precedette quella imponente trasformazione, con la chiusura dello stabilimento nel 1982. Neppure due anni prima, al reparto presse erano occupati 1300 operai, mentre oltre 7000 lavoravano in carrozzeria, poi – dopo l´82 – la fabbrica si svuota. Un deserto di tubi, radiatori e vetri rotti che l´architetto Renzo Piano, su incarico della Fiat e del Comune, ridisegnerà, fin dal 1983, come nuovo cuore pulsante della città.

    Oggi, a distanza di oltre vent´anni, i numeri del Lingotto – soprattutto a livello occupazionale – sembrano decretare il successo di quella visione. Sono circa 4000 le persone che, giornalmente, entrano al Lingotto per lavorare. Centro polifunzionale che spazia dallo shopping village dell´8 Gallery – con più di novanta fra negozi, bar e ristoranti – all´Auditorium e alla Pinacoteca, dall´Hotel Le Meridien alle undici sale del Pathè, fino alle aree che ospitano congressi, fiere ed esposizioni, il Lingotto è anche sede di uffici di grandi e medie aziende. Una realtà forse meno appariscente quest´ultima, perché confinata ai piani alti, ma estremamente significativa. Basti pensare al Gruppo Santander-Finconsumo, fra i principali operatori del settore del credito al consumo in Italia, che impiega – solo al Lingotto – quasi trecento persone. O, ancora, gli uffici del Gruppo San Paolo Imi in cui sono impegnati quattrocento dipendenti, e Satiz, azienda specializzata dal 1934 in servizi di editoria tradizionale e multimediale, con i suoi 180 addetti. Un quadro in costante crescita, a quanto pare.

    «L´operazione Lingotto – commenta il direttore generale de Le Meridien, Andrea Prevosti – non si è ancora conclusa, anzi si sta ulteriormente sviluppando e potenziando. I segnali della grande ripresa di quest´area commerciale, ormai, sono sotto gli occhi di tutti». In primis, i 50mila visitatori che ogni mese affollano i portici e gli altri spazi, culturali e ricreativi, del Lingotto. «Una vitalità – spiega l´imprenditore torinese Gianni Garosci – che mi ha convinto ad investire, aprendo di recente, all´interno dell´8 Gallery, il nuovissimo punto di ristorazione Exki, il primo salut food in Italia. Complessivamente, quella del Lingotto mi pare un´esperienza unica, non soltanto a livello cittadino, che andrebbe riproposta ancora su altre ex aree industriali, attualmente dimesse».

    Qui in via Nizza 262, dove un tempo c´erano macchinari e linee di montaggio, oggi ci sono settecento studenti del Politecnico che frequentano i corsi di Ingegneria dell´Autoveicolo, una Dental School – la più grande in Italia – prossima all´apertura e un business hotel con quasi trecento fra suite e camere di lusso. Qui, l´officina, la sala presse, la fonderia e la rampa – nomi che richiamano alla memoria la vecchia fabbrica – possono oggi ospitare riunioni e meeting. Un nuovo volto e un nuovo motore per il Lingotto, dopo quello dell´auto.

    L’INTERVISTA
    "Una trasformazione che non ha eguali in Italia"

    Siede alla scrivania di un grande ufficio del Lingotto, Cesare Ferrero. Amministratore delegato di Ipi, società immobiliare torinese ? storicamente legata al Gruppo Fiat – oggi ceduta da Zunino a Coppola, è uno degli "inquilini" più attenti a quello che capita nell´ex stabilimento automobilistico.

    Un viavai giornaliero di circa 4mila persone, impiegate nelle numerose strutture del Lingotto. E´ un dato che la sorprende?

    «Certamente si tratta di una cifra "prudente", contenuta, e quindi quella reale dovrebbe essere addirittura superiore. Più che sorprendermi, il dato conferma l´ottimo traguardo raggiunto con l´operazione del Lingotto. Si è messa in atto, a tutti gli effetti, una riconversione produttiva che non ha eguali in Italia. Forse, non ci siamo ancora resi conto della portata ? anche a livello occupazionale ? di questo storico passaggio da fabbrica industriale a fabbrica moderna, alberghiera, museale, culturale e dei servizi» .

    C´è anche chi dice, "si può fare di più". Riqualificare e valorizzare il Lingotto intero, per esempio, ossia il quartiere e le sue case operaie. Che ne pensa?

    «Questo è un tema di grande interesse. C´è tutto un tessuto urbano degli anni ´60 e ´70, legato al Lingotto, che andrebbe al più presto considerato in un´ottica di riqualificazione simile a quella avvenuta per lo stabilimento. Il punto di domanda più grosso riguarda proprio l´interconnessione fra Lingotto città commerciale e Lingotto città "reale". Per ora, però, non ci sono ancora risposte».