Torino. Il sindacalista: «all’Ikea non è tutto oro..»

03/12/2007
    sabato 1 dicembre 2007

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        L’Intervista

          "Il vero problema è che due terzi del personale ha contratti part time di 20 o 24 ore"

            Il sindacalista: "Non è tutto oro
            ma ci diamo del tu"

              Ma il delegato mette in guardia: troppa flessibilità e stipendi bassi

                FEDERICA CRAVERO

                «DAVVERO tutta questa gente ha fatto domanda per lavorare a Ikea? È sintomo di quello che offre il mercato, poco o niente. Certo da noi si sta meglio che al call center o in altri posti della grande distribuzione, ma tra turni e stipendi bassi non è il massimo. Diciamo che l´orgoglio Ikea è un po´ in crisi». Luigi Droetto, 38 anni, dal 1993 lavora all´Ikea di Grugliasco ed è anche un delegato sindacale Cgil.

                Ikea è diventato un mito: perché si stupisce se tanta gente vuole andarci a lavorare?

                  «Intendiamoci, la situazione da noi è migliore che altrove, ma non è tutta rose e fiori. Quando Ikea è arrivata a Torino nel ´90 si proponeva di creare un mercato del mobile assolutamente originale, rivoluzionario, e così è stato. Dall´altra voleva creare un ambiente di lavoro dinamico, giovane, rispettoso delle persone».

                  E non è riuscita in questo?

                    «Lasciamo perdere il fatto che il negozio apre per i lavoratori alle 5 del mattino e chiude verso le 21.30-22, sabati e domeniche compresi. E anche a livello di precariato la situazione non è tragica: in passato si è fatto un po´ più ricorso ai contratti a tempo determinato e agli interinali, ma adesso stanno diminuendo e su 500 dipendenti circa solo il 10 per cento non è indeterminato. Ma noi abbiamo un grande problema, che è il part time. Ikea Italia ha il 70-75 per cento di dipendenti con contratti di 20 o 24 ore».

                    È una volontà o un obbligo?

                      «No no, sono contratti che non sono voluti, ma subiti ed è la principale battaglia del sindacato, per poter lavorare almeno 30 ore alla settimana. È diventata una situazione insostenibile».

                      Quanto si guadagna?

                        «Per uno che entra, con un contratto da 20 ore lavorando due domeniche al mese si guadagna sui 500-600 euro. Con l´ultimo integrativo siamo riusciti ad avere almeno una domenica al mese libera, altrimenti prima se ne lavoravano anche 4 di seguito. Io che lavoro da 14 anni con qualche straordinario arrivo a 900».

                        E le basta per vivere?

                          «Ci provo. E ho anche un figlio piccolo».

                          Perché l´azienda sceglie il part time?

                            «Perché garantisce al massimo la flessibilità. Avere due lavoratori al posto di uno a tempo pieno significa che se uno dei due si ammala, l´altro sarà ben felice di sostituirlo, come di fare straordinario, perché significa poter guadagnare qualcosa in più, che se una volta, quando sono entrato io, significava concedersi qualche sfizio, adesso è diventata una necessità per pagarsi il mutuo».

                            Facendo il part time non si può fare un altro lavoro?

                              «Pochi ci riescono perché è vero che formalmente si firma un orario, che può essere il più diverso: dalle 5 alle 9, dalle 14 alle 18… ma alla fine tra sostituzioni, cambi e altre cose non si riesce a dare una disponibilità precisa per un altro impiego. Per carità, c´è qualcuno che ha un part time all´Ikea e un altro al Carrefour, ma è una vita infernale, qualcuno fa dei lavoretti in nero».

                              Saranno invece contenti gli studenti e chi cerca dei "lavoretti". O no?

                              «All´inizio infatti era così: io ad esempio studiavo, mi sono laureato in Scienze forestali, ma quando ho finito ho visto che il mercato del lavoro non mi offriva niente di meglio, così sono rimasto. E come me molti altri. L´età media all´inizio era bassa, adesso i dipendenti sono "invecchiati" anche perché c´è un bassissimo turn over: da Ikea pochi se ne vanno ed è quello che l´azienda ci ripete come un vanto».

                              Ed è vero?

                                «Sì, c´è gente che ha rinunciato a contratti in grossi supermercati, anche se magari guadagnavano di più».

                                Allora non si sta così male…

                                  «L´ho detto, altrove sta peggio. Ad esempio negli ipermercati i turni sono assolutamente schizzati e ogni giorno è diverso, mentre da noi cambiano, ma un po´ meno. Non abbiamo i loro carichi di lavoro, anche se i clienti aumentano in continuazione e l´azienda è sempre più attenta ad aumentare le vendite. E non siamo trattati male, anzi: la politica aziendale è di darsi del tu con tutti… che significa anche che a un amico è più difficile dire di no!».