Torino. Il negozio senza commessi

30/03/2007
    venerdì 30 marzo 2007

      Prima Pagina(segue a pagina V) – Torino

      LA NOVITÀ
      A due passi da piazza San Carlo il primo "automatic street shop"

      Dal rossetto al pannolino: tutto a portata di distributore

      Il negozio sempre aperto
      "sfratta" il commesso

        ALESSIA MARI

        Un negozio che è un distributore, o un distributore grande come un negozio: la strana creatura si trova in via San Francesco d´Assisi, a due passi da piazza San Carlo. L´insegna dice «Automatic street shop, vending on the road». Verso l´una, quando dagli uffici si è già riversato in strada l´esercito degli impiegati in pausa pranzo, il negozio è semideserto: qualche curioso, attirato dai colori fluorescenti, mette il naso appena oltre la porta, sempre aperta 24 ore al giorno. E non trova nessun commesso ad accoglierlo.

        Pamela è entrata a sbirciare il distributore dei trucchi, ma poi dice che il fard non è poi così urgente, e preferisce comprarlo dove costa meno. Si allontana quasi timorosa da questo strano negozio senza personale, che ha aperto appena un mese fa: dentro ci sono macchine pronte a sputare fuori di tutto: dal rossetto urgente per un appuntamento imprevisto (6 euro) al set per la manicure (9 euro), dalla barretta dietetica anti-obesità e anti-età (80 centesimi) al bagno doccia al pomodoro. Poi ancora bibite più o meno esotiche e merendine al cioccolato. Più in là c´è il più comune distributore di bevande calde e quello per i gelati confezionati.

        Elena, la proprietaria, ha in mente grandi cose per il suo «Street shop»: era una semplice bigiotteria, ora vorrebbe trasformarlo in un minimarket da "pronto soccorso stradale", che dispensi anche latte, pannolini in confezioni monouso per le emergenze di mamme a passeggio coi bimbi piccoli, e mille altre cose. D´altronde, racconta, in Europa di posti come questi ormai ce ne sono a centinaia. Elena assicura che di qui passano molti giovani e anche qualche persona anziana, contenta di trovare un negozio aperto di domenica. «Rinnovo l´assortimento – racconta – a seconda delle cose che finiscono prima. Per esempio il lucidalabbra va molto, il dentifricio meno». Il negozio è un suo progetto, anche se il marito lamenta che l´idea del self-service era nata per diminuire il carico di lavoro di una mamma e moglie, non per aumentarlo.

        Vicino c´è «La caffetteria del centro», che il caffè lo serve dal 1945. La signora Maria, che ci lavora, non è così contenta del nuovo arrivo: i colori troppo accesi rovinano l´estetica della strada, e poi, in fondo, non le sta bene «tutta questa liberalizzazione»: «Non abbiamo perso clienti – precisa – perché prendersi un caffè tranquilli al bar non è come berlo nel bicchiere di plastica del distributore. Però i negozianti qui non sono contenti». In profumeria non fanno caso alla concorrenza «di quel negozio ibrido». Invece la signora Rosanna della tabaccheria di fronte qualcosa da dire ce l´ha: «All´inizio – racconta – eravamo tutti curiosi per i lavori in corso, segretissimi. Poi abbiamo scoperto che avrebbero venduto cose che in questa strada ci sono già». Indica, in un angolo dietro la porta, un distributore di bibite uguale uguale a quello dello «Street shop». «Un posto così – conclude – sarebbe meglio aprirlo dove non ci sono altri negozi».