Torino. «Il collocamento? Uno spreco»

23/03/2006
    gioved� 23 marzo 2006

    Pagina XIII – Torino

      Il presidente dell�Unione industriale all�attacco: riqualificare un addetto da noi costa 17mila euro, in Scandinavia 750

        �Il collocamento? Uno spreco�

          Tazzetti: spesa venti volte superiore a quella della Svezia

            "Su cento nuovi posti i Centri per l�impiego ne trovano uno"
            Replica dalla Provincia "Fa confusione, pi� efficiente il pubblico"

              PAOLO GRISERI

                L�accusa � pesante: �Il sistema di collocamento pubblico spende denaro senza apprezzabili risultati. � una macchina che gira praticamente a vuoto�. L�accusa viene da una persona solitamente moderata nei toni come il presidente dell�Unione industriale di Torino, Alberto Tazzetti. Tazzetti parla snocciolando cifre e consultando tabelle. Per gli imprenditori il sistema di collocamento pubblico va dunque abolito? �Non necessariamente – � la risposta – non ne facciamo un problema ideologico. Altrove infatti il sistema pubblico funziona. La Svezia � un esempio virtuoso in questo settore. Ma il sistema pubblico svedese spende 750 euro per ogni lavoratore ricollocato. In provincia di Torino ogni lavoratore ricollocato costa al contribuente 17 mila euro. Ha senso tutto questo?�.

                La polemica colpisce al cuore i centri pubblici per l�impiego, eredi del vecchio collocamento. I risultati, illustrati la scorsa settimana in un convegno alla Gam, non sembrano per� incoraggianti. N� sotto il profilo del collocamento vero e proprio n� per quanto riguarda la riqualificazione di lavoratori in cassa integrazione o in mobilit�. Su 300 mila collocamenti annui nella provincia di Torino solo 3.000 sono garantiti dal sistema pubblico. Ogni 100 nuovi posti di lavoro i centri per l�impiego ne trovano 1. Non va meglio quando si tratta di assicurare una nuova occupazione a lavoratori che sono stati espulsi dalle aziende in ristrutturazione. Nel periodo 2001-2003 la Regione ha trasferito alla Provincia e ai centri pubblici per l�impiego 23,4 milioni di euro per la riqualificazione di lavoratori in cassa integrazione o mobilit�. Nel primo biennio questo sforzo economico ha consentito di trovare nuova occupazione a 1.350 persone. Per ognuna sono stati spesi dunque 17.000 euro. �Troppo – dice Tazzetti – se facciamo il confronto con quanto si spende all�estero. Non ho elementi per ritenere che ci sia del dolo. Ma � evidente che c�� uno sperpero di denaro dovuto anche solo a inefficienze�. Per il Presidente degli industriali torinesi �una soluzione potrebbe venire dalle nuove opportunit� offerte dal recente decreto attuativo della legge Biagi che consente anche alle strutture private di operare nel campo della riqualificazione. � evidente infatti che le aziende tendono a fidarsi maggiormente delle agenzie private�.

                La replica spetta ad Aldo Dutto, responsabile dei centri per l�impiego della Provincia: �L�Unione industriale fa confusione – dice Dutto – e forza l�interpretazione dei dati. � vero che ogni anno vengono effettuati 300 mila nuovi collocamenti. Ma l�80 per cento non avviene n� attraverso i centri per l�impiego n� attraverso le agenzie private. Semplicemente si utilizza il sistema pi� antico e sicuro: il rapporto personale tra chi cerca lavoro e le imprese. Pubblico e privato si dividono cos� il rimanente 20 per cento. E di questi collocamenti gran parte sono lavori che durano poche settimane. Se guardiamo ai contratti di lavoro non effimeri i centri per l�impiego pubblici e le agenzie private garantiscono lo stesso numero di posti. Questo significa che noi siamo pi� efficienti del privato, che ha pi� agenzie e pi� personale�. Anche per quel che riguarda i lavoratori in esubero ricollocati Dutto contesta l�interpretazione dei dati fornita dall�Unione: �� vero che abbiamo ottenuto un finanziamento di 23,4 milioni. Ma � servito all�investimento iniziale per la rete informatica dei nuovi centri ed � stato utilizzato anche per progetti di riqualificazione dei soggetti svantaggiati, come i disabili. Di questi lavoratori non c�� alcuna struttura privata che si preoccupa, preferendo scaricare l�onere sul sistema pubblico�.