Torino. Il business dei privati è in ascesa

20/04/2005
    Nord-Ovest mercoledì 20 aprile 2005

      sezione: PIEMONTE – pag: 4

        Le società di vigilanza sono 175: pattugliamento e piantonamento tra i servizi

          Il business dei privati è in ascesa

            FABRIZIO PASQUINO

            In Piemonte aumenta la domanda di sicurezza, stando almeno ai dati che riguardano i servizi di vigilanza. Ci sono sempre più aziende, cittadini ed enti pubblici e privati che si rivolgono alla sicurezza privata.
            Aumentano anche le guardie giurate assunte, gli istituti di vigilanza e i loro fatturati.

            Sono 175 in regione le imprese attive nei servizi di vigilanza e di investigazione privata, il 6,6% del totale italiano.

            La maggior parte ha sede in provincia di Torino ( 81 imprese; il 46,3% del totale piemontese), di Alessandria ( 28; 16%) e di Cuneo ( 24; 13,7%). Di queste, 94 ( il 53,7%) si occupano principalmente di investigazione, mentre 70 ( il 40%) sono specializzate in vigilanza e, in particolare, offrono tre tipi di servizio: piantonamento, pattugliamento e trasporto valori.

            Buone le performance registrate dal settore in generale nel 2004, grazie a un incremento del 4,2% nel numero di imprese. Bene le imprese specializzate in vigilanza (+ 16,7%), mentre registrano una lieve flessione quelle dell’investigazione ( 3,1%).

            Anche negli ultimi quattro anni gli incrementi registrati sono stati positivi: + 24,1% la crescita in generale, soprattutto per le imprese di vigilanza (+ 48,9%) e per quelle di investigazione (+ 23,7%).
            In Piemonte il fatturato delle imprese di vigilanza sfiora i 500 milioni, con un incremento del 10% rispetto al 2003. Un trend positivo, confermato anche a livello nazionale dal Rapporto Censis 2004 sullo stato sociale del Paese.

            Gli italiani, infatti, investono di più in sicurezza privata: cresce la spesa familiare per l’installazione di impianti antintrusione e porte blindate, ma anche il ricorso agli istituti di vigilanza. La spesa media annua per la sicurezza privata sostenuta nel 2003 è stata di circa 700 euro a famiglia, con un incremento del 7% rispetto all’anno precedente.
            Elementi che fanno pensare a una generale richiesta di sicurezza, non giustificata se si analizzano i dati, non ancora ufficiali, del 2004 ( forniti dal ministero dell’Interno) che indicano un generale calo di furti e rapine in Piemonte.

            In Piemonte esistono ad oggi 45 licenze di vigilanza distribuite nelle varie province ( alcune in mano a piccoli proprietari, altre di proprietà di gruppi più o meno grandi e distribuiti sul territorio piemontese e nazionale), e diverse associazioni di categoria tra cui l’Anivp, Assovigilanza e Univ.

            Quest’ultima, insieme ad Assovigilanza e all’Anivp conta 27 iscritti. I restanti istituti non sono iscritti a nessuna associazione. Solo l’Univ conta 15 iscritti distribuiti nelle province di Torino, Alessandria, Asti e Cuneo, nessuno nelle altre, 6 l’Assovigilanza e altrettanti l’Anivp.
            Il numero dei dipendenti degli istituti iscritti in Piemonte è di circa 1.700, dei quali più di 1.100 a Torino, divisi tra guardie e impiegati, ma questo dato è destinato a salire. La loro età media oscilla tra i 30 e i 40 anni.

            Ma non tutto, però, è così roseo: « Il settore della conta e trasporto valori, che include i servizi di trasporto, scorta e contazione del danaro — afferma Luigi Gabriele, segretario generale di Univ — è da anni in fortissima crisi. Ma non solo. Altro fenomeno insidioso e preoccupante è la concorrenza di aziende e cooperative, le quali non essendo soggette a limiti tariffari, né a controlli pubblici di Questure e Prefetture, offrono servizi di reception e centralino, ma anche veri e propri servizi di piantonamento con personale non armato e non decretato guardia non armata, a prezzi dimezzati rispetto alla vigilanza stessa » .

              Da parte dei sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, invece, si parla di « gravi problemi per la sicurezza e per le condizioni di lavoro dovute alle leggi del mercato che mettono in concorrenza i vari istituti che comprimono organici e retribuzioni. E chi ne paga le conseguenze sono i lavoratori per i quali aumentano solo i rischi».