Torino. I supermercati del futuro? Più piccoli e in centro città

24/11/2005
    giovedì 24 novenbre 2005

    Pagina XVI – Torino

    Si punta a ridistribuire meglio i pesi tra i diversi settori del commercio

      I supermercati del futuro? Più piccoli e in centro città

        Caracciolo: così cambierà la legge

          L´assessore regionale: "Vogliamo incentivare anche i poli naturali, cioè l´unione di negozi di più vie in alternativa agli ipermercati"

            DIEGO LONGHIN

              Limitare le grandi shopville nelle aree periferiche della città, puntando invece su supermercati di media grandezza, in aree più centrali, e sui poli commerciali naturali, ridistribuendo così le attività e rivitalizzando il tessuto urbano. Sono queste le linee guida delle modifiche alla programmazione urbanistica commerciale che l´assessore regionale al Commercio, Giovanni Caracciolo, presenterà in giunta fra quindici giorni.

              L´obiettivo è di approvare il piano entro il 31 marzo 2006, data in cui scade lo stop alle autorizzazioni per l´apertura di nuovi centri. Moratoria che era stata concessa a luglio per mettere un freno al moltiplicarsi di shopville. Ieri se ne discusso in un seminario, organizzato dalla Regione e dal Politecnico, sugli "Scenari territoriali del commercio", dove si è anche analizzata la situazione del settore in Piemonte.

              Una delle principali novità della nuova programmazione sarà il giro di vite sui mega poli nelle zone periferiche delle città, «perché esistono già molte strutture e perché vorremmo valorizzare al massimo il commercio nelle aree urbani, sia nel centro sia nella semiperiferia», spiega Caracciolo. In più una concentrazione di ipermercati nelle aree marginali non è funzionale alle esigenze dei clienti. «Meglio invece riequilibrare la distribuzione dei punti vendita, puntando su supermercati di media grandezza, intorno ai 4.500 metri quadri, dislocati in zone più centrali – aggiunge l´assessore – più facilmente raggiungibili, sfruttando la riconversione di vecchi siti, a partire da quelli industriali».

              Altro punto fondamentale sono i centri commerciali naturali: insieme di negozi e vie che offrono, in competizione con la grande distribuzione, un servizio coordinato agli utenti, anche in zone centralissime delle città. Una formula che in Piemonte, tranne rare eccezioni, è ancora al palo.

              «L´obiettivo è di favorirne la crescita, coinvolgendo le associazioni dei commercianti, intervenendo sulla viabilità e il traffico, spingendo affinché i negozianti collaborino e lavorino insieme» aggiunge Caracciolo.
              In realtà, guardando i numeri e nonostante la contrazione delle vendite, i piccoli esercizi continuano ad aumentare, anche se con un´intensità inferiore rispetto ai cinque anni precedenti. Nel 2004, secondo l´Osservatorio regionale, si contano 922 nuovi negozi in Piemonte, con un tasso di crescita dell´1,5 per cento. Un balzo in avanti trainato dal settore non alimentare (+791) e dalla ripresa degli esercizi misti, i bazar, che per la prima volta dopo oltre vent´anni tornano a svilupparsi.

              «Ormai non si tratta più di un effetto della liberalizzazione, ma di un trend consolidato», prosegue Caracciolo. Accanto ai piccoli, però, crescono i grandi e rallentano le medie strutture, quelle a cui la Regione vorrebbe dare impulso. Sono dieci i nuovi centri commerciali che hanno aperto i battenti nel 2004, con una crescita di superficie pari ad oltre 37 mila metri quadri. Sono invece 25 in meno i piccoli supermercati in Piemonte, anche se la superficie, 7.340 metri quadri, nonostante il calo dei punti vendita è lievemente cresciuta.

                Quello che colpisce dai dati raccolti dall´Osservatorio sono le fette di mercato, in mano soprattutto a grandi società straniere. In particolare le insegne francesi del gruppo Gs, Carrefour e Finiper monopolizzano oltre 259 mila metri quadri di vendita, in pratica il 23,30 per cento del mercato. Quota che sale ad un quarto a Torino e al 44,77 per cento nell´alessandrino. Sul fronte hard discount è la tedesca Lidl, con una fetta del 24,11 per cento, il leader regionale. L´unico gruppo che tiene testa ai francesi è la Novacoop che ha una quota del 13,69 per cento, anche se la fetta nel segmento supermercati è ancora più alta, oltre al 18 per cento.