Torino, gruppo di iscritti Cisl contesta la linea di Pezzotta

01/08/2002

1 agosto 2002

sindacato

Torino, gruppo di iscritti Cisl
contesta la linea di Pezzotta

TORINO Un gruppo di iscritti e militanti
della Cisl torinese – un nucleo
autorevole, protagonista di
dure lotte – contesta radicalmente
l’attuale leadership che ha portato
il sindacato di Pezzotta alla firma
separata del patto per l’Italia e invita
gli iscritti a consolidare l’opposizione
interna aderendo all’appello
anche per email (serafino@etabeta.
it). Tra i firmatari, l’ex parlamentare
Gian Giacomo Migone,
cofondatore della Cisl-Università
anni ‘70 con la professoressa Dora
Marucco, Alberto Tridente ex parlamentare
ed ex segretario nazionale
Fim, gli ex segretari torinese e
regionale Fim Adriano Serafino e
Giuseppe Giacometto. E inoltre
Vincenzo Ariano, Giancarlo Bussone,
Donatella Borra, Ferdinando
Cartella, Elidio Dell’Acqua, Enrico
Gallo, Stefano Lenta, Alberto
Marcolungo, Liliana Penna, Roberto
Schiumarini, Giovanna e
Maria Tomatis. Giudizi identici
sono venuti da Pierre Carniti, Sandro
Antoniazzi e Rosy Bindi.
L’appello sottolinea che «quella
espressa dalla attuale Cisl, più
che autonomia è una autarchia degli
organismi dirigenti, sia nella
elaborazione che nelle decisioni,
del tutto avulsa dal contesto della
base associativa». Questa dirigenza
«pare abbia smarrito la sua storica
sensibilità per il binomio autonomia
e incompatibilità dei ruoli». I
firmatari dell’appello «avvertono
la necessità nella Cisl di una riflessione
critica anche per dare prospettiva
a chi pensa di desistere dalla
militanza o di rinunciare alla tessera,
ed un franco dibattito con
tutti gli iscritti per modificare gli
attuali metodi di decisione sulle
strategie». E per «ricostruire, con
nuove regole, l’unità tra i sindacati,
condizione indispensabile per
conquistare risultati più soddisfacenti,
per contrastare le azioni e le
intimidazioni terroristiche a sigle
variabili».
I firmatari si rivolgono anche
«ai dirigenti e ai militanti della
Cgil», affinché «si esprimano con
la lotta delle idee e dei contenuti
delle loro proposte e lascino da parte
asprezze che non aiutano a comprendersi»,
e affinché «rispettino
la nostra identità Cisl: è dai posti
di lavoro che dovrà ripartire l’unità
sindacale, prima che dalle scrivanie
dei dirigenti».