Torino. Crescono servizi, terziario e lavoro flessibile

31/03/2005

    giovedì 31 marzo 2005

    Pagina XVIII – Torino

      Il divorzio dalla fabbrica
      Crescono servizi, terziario e lavoro flessibile

        L´economista Russo: "Difficile ipotizzare come finirà il film" Dosio: "Va rafforzata la nostra vocazione in campo manifatturiero" A Mirafiori le tute blu si sono dimezzate: da 28mila a 14 mila

          DIEGO LONGHIN

            Crisi dei settori tradizionali, auto e tessile in testa, rincorsa dei servizi, dell´alimentare e delle costruzioni, grazie alle grandi opere, comparti che hanno fatto da polmone, arginando le difficoltà dell´industria. Negli ultimi cinque anni la sensazione di un divorzio, o quanto meno di una separazione, tra il sistema economico piemontese e la fabbrica è netta. «Siamo nel mezzo di un processo di deindustrializzazione ma è difficile dire come finirà il film perché si tratta di una trasformazione complessa – sottolinea Giuseppe Russo, ricercatore e docente del Politecnico – se conclusi gli interventi infrastrutturali la regione sarà più attrattiva allora riusciremo a superare le difficoltà».

              La produzione dal secondo trimestre del 2001 non ha fatto registrare più dati positivi. Nonostante un ciclo di crisi lungo i posti di lavoro sono aumentati e il Piemonte ha raggiunto oltre un milione e 800 mila unità con un tasso di disoccupazione sceso al 5,3%. Un record, anche se i sindacati ribattono che «è merito del settore costruzioni, quindi di una situazione destinata a venir meno quando i cantieri chiuderanno, senza considerare la quota di lavoro atipico e precario». Non è d´accordo l´Unione industriale: «Le difficoltà dell´industria e di alcuni comparti di servizi, in particolare l´Ict, si sono riflesse negativamente sulla crescita – spiega il direttore Sergio Dosio – ciò nonostante l´economia piemontese ha dimostrato una sorprendente capacità di tenuta, consolidando il processo di terziarizzazione e il legame tra il manifatturiero e il comparto dei servizi. Il Pil e gli occupati, anche se di poco, sono cresciuti».
              In via Fanti non nascondono che «altre regioni hanno fatto meglio del Piemonte e ciò sta a dimostrare che la diversificazione dell´economia è utile ma non sufficiente. Per recuperare il terreno perduto si deve rafforzare la vocazione industriale, assecondando gli sforzi nel campo dell´innovazione e nella ricerca dei nuovi mercati». Sulla stessa linea Russo: «L´innovazione è l´unico buon affare, ma attenzione agli accanimenti terapeutici su alcuni settori e imprese, possono ritorcersi contro». Nel 2000 gli addetti del terziario erano 752 mila, oggi sono oltre 825 mila, quelli del settore edile sono cresciuti di 30 mila unità. Percorso inverso per l´industria, da 578 mila a 509 mila. Ma il calo della produzione e la crescita di posti è una dinamica che convince poco Russo: «La qualità di un sistema si valuta creando occupazione ad alta produttività. Ora la situazione è inversa ed il rischio è che si generino posti a basso redditi con un generale impoverimento. Il Piemonte oggi è ancora una delle regioni più ricche a livello europeo».