Torino. Coop, prove di accordo

15/02/2007
    giovedì 15 febbraio 2007

    Pagina IX – Torino

      Addio a vecchie distinzioni tra "bianchi" e "rossi": parla il presidente della Legacoop regionale

        Coop, prove di accordo

          Gonella: dal Piemonte un modello per l´Italia

          CHRISTIAN BENNA

          Coop "bianche", coop "rosse": antiche distinzioni e vecchie ruggini addio. Partono da Torino le prime prove di alleanza nel mondo del terzo settore, sempre meno diviso dalle ideologie e dai partiti di riferimento. Sabato è la festa di Legacoop Piemonte. Un incontro nel segno del consolidamento dei buoni risultati, ma anche del rinnovamento: per scoprire le carte sulle strategie future (riqualificazione di ex aree industriali, credito, bio-energia e un occhio puntato sulle aggregazioni) e magari stringere nuove intese con i cugini di Confcooperative. Si tratta del primo summit degli stati generali sotto la guida di Giancarlo Gonella, 52 anni, torinese, ex capo area Piemonte e Val d´Aosta per il consorzio costruttori di Bologna (che ha realizzato la pista di bob, i trampolini e il villaggio olimpico degli ex mercati generali nell´ambito di Torino 2006), eletto nel giugno scorso ai vertici di Legacoop.

          Presidente Gonella, al congresso parteciperà anche il numero uno di Confcooperative Piemonte, Giovenale Gerbaudo. È un segnale di progressivo avvicinamento?

          «Tra le due centrali cooperative c´è un ottimo rapporto. E non solo da oggi. Abbiamo molti tavoli aperti, diverse collaborazioni in corso. Il quadro politico-ideologico che ci separava è un ricordo lontano. E questo fitto dialogo locale, in una regione dove la cooperazione è meno radicata che altrove, malgrado la prima coop italiana sia nata a Torino nel 1854, potrebbe portare a sinergie anche a livello nazionale. Almeno è ciò che auspichiamo. Tanto più che le condizioni economiche impongono alle nostre imprese di cambiare mentalità. Per stare sul mercato serve un salto dimensionale di tutto il sistema delle cooperative. Fusioni, consorzi o associazioni temporanee: non sono importanti i modelli da seguire. Decisivo invece è crescere, perché molte nostre imprese scontano ancora problemi di sottocapitalizzazione e versano in difficoltà nel reperire risorse finanziarie».

          Tramontata l´ipotesi di costituire una banca del sistema Legacoop, come contate di migliorare il vostro accesso al credito?

          «La vicenda Unipol-Bnl ha fatto emergere con chiarezza la volontà del movimento cooperativo di acquisire strumenti finanziari e creditizi: un obiettivo non solo legittimo ma necessario per essere competitivi sul mercato globale. Ci sono alcune esperienze a cui far riferimento: come quelle dell´Emilia Romagna, il ruolo crescente dei confidi, l´idea di una borsa non speculativa per la cooperazione e anche accordi di buon vicinato con le Bcc di Confcooperative».

          In Legacoop ci sono però anche giganti come Novacoop, che in Piemonte gestisce 10 ipermercati e vanta ricavi per 846 milioni di euro, circa un terzo del totale. Concorda?

          «Le cooperative di consumo viaggiano forte. E, grazie alle liberalizzazioni di Bersani, si stanno aprendo nuove opportunità di crescita: dalla farmacie ai distributori nei punti vendita. Ma Legacoop non è solo grande distribuzione. Il nostro è un mondo variegato, con imprese con una media di 30 dipendenti. Gli ultimi anni hanno portato alla ribalta le coop sociali e quelle per l´abitazione, 170 milioni di euro di fatturato le prime e 75 milioni le altre. Ancora poco in termini assoluti di ricavi, ma significative per gli interventi intrapresi».

          Un esempio?

          «Basti pensare a un´area come la Spina 3, dove siamo presenti con imprese di costruzione, un ipermercato e cooperative di lavoro. Un´iniziativa di riqualificazione urbana che mette in campo diversi soggetti. Ecco queste sono le sinergie con cui si può essere vincenti. Ma puntiamo anche all´innovazione: acquisto e vendita di gas, come nel caso di una coop di Ivrea e alle energie da fonti rinnovabili».