Torino. Colf: una su 10 “fugge” dopo la sanatoria

10/11/2003

TORINO

sabato 8 nov 2003

Pagina III
 
 
Colf straniere, una su 10 "fugge" dopo la sanatoria
          La Bossi-Fini ha fatto "emergere" 19 mila badanti, ma 1.500 si sono subito licenziate
          "Tante cercano lavori meno duri, ma c´è chi vende il proprio posto a un altro clandestino"
          A Torino sono ormai 25mila i contratti regolari per immigrati collaboratori domestici
          Accanto ad agenzie e associazioni serie c´è anche un mondo di speculatori

          SARA STRIPPOLI

          Regolare e sommersa, visibile e invisibile. La professione di collaboratrice domestica è sempre più richiesta ma, se riguarda le straniere, ancora sul confine fra legalità e illegalità. Un gioco della domanda e dell´offerta in costante crescita e in continuo mutamento. Si potrebbe supporre che con la regolarizzazione appena conclusa sia arrivata anche maggiore stabilità. Invece non è così. Troppe le variabili. A partire dai numerosi casi di «fuga» che molti datori di lavoro negli ultimi mesi segnalano stupiti: «Dopo aver seguito tutte le pratiche burocratiche, la colf se ne è andata di punto in bianco senza motivazioni apparenti», raccontano in molti e c´è chi, come Valeria F., dice di aver messo in regola tre donne straniere. Tutte l´hanno piantata costringendola a riprendere la ricerca «Nonostante due figli piuttosto vivaci non mi sembrava di chiedere la luna», è il suo comprensibile sfogo.
          Per Fredo Olivero dell´Ufficio migranti della Caritas e per Maria Gallo delle Acli – due realtà che da anni offrono consulenza gratuita a chi è in cerca di lavoro – la verità ha molte facce. Per alcune situazioni, soprattutto per le ragazze che assistono gli anziani, e sono la maggioranza, le condizioni di lavoro sono davvero dure. In molti casi devono essere disponibili anche durante la notte con retribuzioni non adeguate al tipo di prestazione richiesta. Se con la regolarizzazione si presenta anche un´occasione migliore, anche solo una cooperativa o un´impresa di pulizia, la prendono al volo.
          C´è però un aspetto più preoccupante. Accanto al lavoro paziente svolto dalle associazioni (ma anche le agenzie interinali collocano colf straniere) esiste un mondo parallelo, che si nutre di sfruttamento. In pratica, racconta Olivero «succede che qualche regolare decida di arrotondare. Inventano scuse, lasciano la famiglia e suggeriscono il nome di una connazionale che in molti casi è clandestina o ha soltanto il visto turistico di tre mesi. In cambio incassano una tangente che oscilla dai 100 ai 400 euro. E chi si trova spiazzato in molti casi accetta». Dalle Acli un consiglio e un monito: «Ogni cambiamento deve essere segnalato in questura», avverte Laura Malanca, anni e anni passati dietro lo sportello di via Perrone compilando pratiche: «La comunicazione non deve essere presentata solo al momento dell´assunzione ma anche quando la donna lascia la famiglia. Altrimenti il controllo è impossibile».
          Con la regolarizzazione prevista dalla legge Bossi-Fini, un esercito di romene e peruviane, somale, moldave e adesso anche marocchine hanno contributi pagati, diritto alle ferie e alla tredicesima, al trattamento di fine rapporto. Secondo i dati della Prefettura, a Torino sono 19 mila le domande di regolarizzazione pervenute alla voce collaboratrici domestiche, 16 mila circa le posizioni definite, 1.500 i casi di persone che sono state licenziate o hanno dato le dimissioni dopo aver ottenuto la regolarizzazione. Un´emersione che ha raddoppiato le vecchie cifre: per la Caritas a Torino sono 25 mila le colaboratrici e i collaboratori domestici regolarmente assunti. Soprattutto donne, il 95 per cento, soprattutto straniere, ormai una percentuale che sfiora l´80 per cento.

 
LO STIPENDIO
I minimi sindacali? Teorici

          Anche per le colf esiste un minimo sindacale, che rimane però solo teorico. La cifra per una convivente fissa (con vitto e alloggio) sarebbe di 538,50 euro netti per il solo stipendio, contributi a parte. Se si parla di retribuzione a ore il minimo è di 4,25 euro. In realtà il mercato indica cifre più alte, la contrattazione è libera e in media lo stipendio oscilla fra i 700 e i 750 euro al mese, 7 euro se la retribuzione è oraria. Non esiste una regola, chi ha solo il visto e ha bisogno di lavorare è spesso disposto ad abbassare le sue richieste accettando qualsiasi condizione sia economica sia di mansioni.
L´INTERVISTA
«Assunte con tangente ci sfruttano così»
          il contatto Chi non sa la lingua si affida ai connazionali che gli promettono una sistemazione
          la mazzetta Ti trovano un lavoro e ti telefonano per dirti di spedire per posta 100-150 euro

          Maria è arrivata in Italia nel 1992. Aveva 30 anni, un marito e due figli in Perù, a Chimbote. La prima città è stata Asti dove aveva trovato lavoro suo fratello, poi Torino. La prima casa una stanza dalle suore, Poi l´occupazione come colf fissa in una famiglia per assistere un anziano. Adesso lavora in una cooperativa sociale.
          Maria, esiste un mondo parallelo in cui sono gli stessi connazionali a sfruttare le donne che arrivano in Italia. Tutto vero?
          «So che è la verità, non è capitato a me ma lo raccontano le amiche. E non sono soltanto gli stranieri a farlo, anche gli italiani».
          Come funziona? Da chi si viene contattati?
          «Di solito quando si cerca lavoro si chiede in giro, ad altri stranieri che si incontrano. Si lascia il numero di cellulare. Poi qualcuno ti chiama, ti dice che una signora cerca lavoro. Ti dice anche che se accetti quel lavoro devi pagare dei soldi, te li fanno spedire per posta a un indirizzo che ti comunicano in seguito. Di solito 100, 150 euro».
          Una contrattazione solo telefonica?
          «In genere sì».
          Eppure esistono associazioni che si occupano del collocamento
          «Il problema è che molte ragazze non sanno l´italiano, quelle informazioni non circolano così tanto. I primi con i quali si ha contatto sono gli stranieri che ti indirizzano verso questa gente. Ti dicono che in pochi giorni puoi avere un lavoro».
          Perché le ragazze lasciano le famiglie che le hanno messe in regola?
          «Perché vivere con anziani molto malati è duro. Qualche ragazza si innamora e finisce in qualche giro di criminalità perché spera di guadagnare meglio. Così fugge senza lasciare traccia».
          (s.str.)