Timori a sinistra: «Così ci scippano il tesoretto»

03/04/2007
    martedì 3 aprile 2007

      Prima Pagina (segue a pagina 8) – Economia

      Timori a sinistra
      «Così ci scippano il tesoretto»

        Da Diliberto a Giordano i sospetti della sinistra radicale

          di MARIA TERESA MELI

          ROMA — L’uscita del Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi (nella foto), ha insospettito, per usare un eufemismo, la sinistra radicale. «La pressione dei poteri forti è diventata insostenibile» denuncia il segretario di Rifondazione comunista, Franco Giordano.

          «Prima Montezemolo, adesso il governatore di Bankitalia, è chiaro dove si va a parare» aggiunge il leader del Prc.

          Non è meno tenero il segretario del Pdci Oliviero Diliberto. Anzi. «Non è certo un organismo tecnico — dice il leader dei comunisti italiani — che decide dove vanno i soldi dei contribuenti. Sono il Parlamento e la maggioranza politica che lo decidono». Diliberto è a dir poco furioso. Con i suoi si è sfogato così: «Questa di Draghi è un’entrata a gamba tesa: è la dimostrazione che i poteri forti vogliono far cadere questo governo». E’ un timore che accomuna tutta la sinistra. Giordano lo ha già spiegato a Romano Prodi: «Sull’Afghanistan — ha detto al presidente del Consiglio — abbiamo avuto un comportamento leale e abbiamo anche avuto dei problemi dentro il partito per questa ragione. Leali saremo sempre, ma sappi che su questioni di questo tipo può cadere il governo».

          L’infausto esito dell’esperienza governativa evocato da Giordano è legato al destino del cosiddetto tesoretto che il governo ha accumulato. L’impressione del capogruppo di Rifondazione comunista alla Camera Gennaro Migliore è che «si buttino tutti come cani a cercare l’osso e che alla fine siano altri quelli che decidono dove vada a finire quell’osso». In parole povere, una sinistra che si affanna, un sindacato che fa altrettanto e un governo che si arrende alle «pressioni di Montezemolo e Draghi». E’ ancora Migliore a spiegare quel che invece vuole la sinistra cosiddetta radicale: «La politica del taglio delle tasse non è una politica di sviluppo, adesso ci vuole un risarcimento sociale» dice replicando a Draghi.

          Su questo la sinistra non può transigere. «Per noi — spiega Giordano — è una questione dirimente». Vanno bene i Predator, si può dire persino di sì con molti maldipancia ai Mangusta, ma quel che Rifondazione non può consentire è che il maggior gettito fiscale non vada alle fasce sociali da loro protette: lavoratori e pensionati a basso reddito. «Il governo — aveva profetizzato Fausto Bertinotti — ballerà su questo, altro che Afghanistan». E aveva ragione. Già, il governo: il presidente della Camera lo tira in ballo nei suoi conversari privati e si limita solo a qualche accenno in pubblico perché, visto il ruolo che ricopre, non può spingersi oltre. Non può dire chiaro e tondo quel che il Prc ha detto a Prodi. Ma Migliore dice papale papale ciò che Rifondazione pensa: «Il governo assuma una posizione precisa, perché ci sono troppi interessi che si stanno concentrando su una linea che non è quella stabilita dal programma dell’Unione». In parole povere: Prodi si faccia carico della situazione.

          Si parla a Prodi perché Padoa-Schioppa risponda. O meglio si parla a Prodi perché, come dice un autorevole esponente di Rifondazione, «la smetta di giocare di sponda con un tecnocrate che non ha intenzione alcuna di redistribuire in maniera equa i soldi in più». E’ questo il ritornello della sinistra radicale. Sia Rifondazione comunista che il Pdci ritengono che il ministro del Tesoro sapesse da mesi, e non da ora, che il tesoretto c’era. Si interrogano sul perché abbia detto solo ora che i soldi c’erano e vogliono sapere che fine faranno. «Perché non ha detto prima che c’erano delle entrate in più, perché non le ha quantificate e, soprattutto, perché non ci spiega prima quale Finanziaria intende fare alla luce di queste entrate?» era il ragionamento ad alta voce che faceva ieri Migliore con i deputati del suo gruppo.

          Per questa ragione negli ultimi giorni si sono intensificati i rapporti tra Franco Giordano e i segretari di Cgil e Cisl, Guglielmo Epifani e Raffaele Bonanni. Anche i sindacati, com’è ovvio, temono che alla fine questi soldi comparsi all’improvviso, con altrettanta rapidità scompaiano. «E’ ovvio — spiegava ieri Giordano ai suoi — che noi non possiamo accettare un compromesso al ribasso, che su questo dovremo fare sempre più uno, altrimenti il rischio è che l’abbiano vinta i poteri forti». Il Prc ha deciso la linea dura e l’uscita di Draghi ha ancor di più convinto quel partito che solo questa sia la strada. Giordano lo ha spiegato sia a Epifani che Bonanni. Resta sempre lo stesso interrogativo: «A quanto ammonta il tesoretto in realtà e che cosa se ne vuole fare?». A Rifondazione temono che ancora una volta le cifre esatte non ci saranno. «E’ già accaduto sulla Finanziaria» denuncia Migliore. E il dubbio evocato da Diliberto diventa il dubbio di tutti gli esponenti della sinistra radicale: «I poteri forti vogliono far cadere il governo?». La sinistra, per ovvi motivi, non lo vuole, ma su questo terreno non può cedere nè concedere oltre un certo limite. E chiede a Prodi di uscire allo scoperto.