“Ticket” Torino. Un caffè come risarcimento

20/06/2005
    domenica 19 giugno 2005

      Pagina III – Torino

      L´Epat (2.000 locali) conferma da domani lo sciopero dei buoni-pasto, la Confesercenti si dissocia

        Un caffè come risarcimento

          Nei bar un indennizzo per chi non potrà usare il ticket

            DIEGO LONGHIN

              Un caffè gratis per risarcire chi non potrà pagare con i buoni pasto aziendali il piattino della pausa pranzo. L´idea è dell´Epat, l´associazione che rappresenta oltre 2.000 bar e ristoranti e che ha promosso lo sciopero del ticket. Torino è la prima città dove da domani scatterà la protesta ad oltranza degli esercenti e del colosso del fast food Mc Donald´s, stanchi di versare commissioni ritenute spropositate, dal 7 al 12 per cento, alle società che emettono i coupon. A ruota l´iniziativa si estenderà in tutta Italia. I dipendenti torinesi saranno i primi a sperimentare il "no-ticket", dovendo mettere mano al portafoglio per pagarsi il break di mezzogiorno. In compenso numerosi locali hanno deciso di offrire un caffè omaggio come risarcimento.

              Per baristi e ristoratori è una questione di sopravvivenza. «Quelle praticate dalle società sono percentuali inaccettabili – spiega Carlo Nebiolo, presidente dell´Epat di Torino – nessuna azienda è in grado di sopportarle. E´ quasi un "pizzo". Ci scusiamo con i clienti, ma questa è una battaglia che facciamo anche per loro, per aumentare la qualità evitando che i prezzi lievitino». Secondo l´associazione una commissione del 10 per cento costringerebbe tutti i locali dell´intera provincia a versare alle società 20 milioni di euro. «Cifra sufficiente a pagare lo stipendio di 1.300 camerieri», aggiunge Nebiolo.

              Sotto accusa anche il sistema delle gare al massimo ribasso che la pubblica amministrazione e le grandi aziende fanno per spuntare sconti, anche del 19 per cento, sul valore del coupon. «Costi che le società poi scaricano su commercianti e consumatori – dice Nebiolo – molti locali hanno già rinunciato ai ticket, altri lo faranno se non otterremo risultati».

              Due le richieste: rinegoziare come categoria gli accordi con chi emette i buoni pasto, intervento del governo per porre fine al meccanismo del massimo ribasso. «Le aziende sono convinte che il nostro sia un grande bluff – sottolinea Gerardo Troccoli, responsabile Epat-ticket – presto cambieranno idea».

              Ma il fronte dei commercianti è spaccato. La Fiepet-Confesercenti sostiene le ragioni dello sciopero, ma non la forma di protesta che danneggerà solo i consumatori. «Quella intrapresa non è la strada giusta per il disagio che provocherà alla clientela composta da lavoratori che hanno ottenuto i ticket dopo dure battaglie», dice Valentino Boido, presidente della Fiepet provinciale. In più il rifiuto di accettare i tagliandi, che sono 50 mila tra Torino e prima cintura, è una misura inefficace rispetto all´obiettivo. Sembra poi strano che «chi sponsorizza l´iniziativa ha legami associativi con alcune società di distribuzione dei coupon». Diverse le soluzioni prospettate da Confesercenti. Fare pressing perché il parlamento approvi due disegni di legge di riordino della materia, chiedere che nelle gare di appalto gli enti pubblici indichino un massimo per le provvigioni. Anche la Cgil condivide le ragioni della protesta ma rifiuta il metodo. «A patire saranno solo i lavoratori, vero anello debole», spiega Raffaele Madaro della Cgil regionale che propone di inserire il tema nella discussione del prossimo contratto. «Il ticket è salario per i dipendenti e guadagno per gli esercenti – sottolinea – sarebbe più corretto che il valore venga corrisposto come indennità in busta paga, senza formare reddito. Così si eviterebbe la commissione».

                Oltre alla perdita di fatturato alcune società rischiano penali. E´ il caso della Gemeaz, che ha un contratto con la Regione: in caso di mancata erogazione del servizio, per qualsiasi motivo, i dipendenti, circa 3 mila, possono chiedere all´ente, allegando lo scontrino, di far scattare la penale. Tra le associazioni c´è già chi parla di sciopero del piattino: «Il problema esiste – sottolinea Giovanni Dei Giudici, presidente di Federconsumatori Piemonte – ma non condividiamo posizioni unilaterali che penalizzano i lavoratori. Chi può mangi a casa».