“Ticket” Resca (McDonald’s): «Diciamo basta»

16/06/2005
    giovedì 16 giugno 2005

    ECONOMIA ITALIANA – pagina 16

      Resca (McDonald’s): «Diciamo basta per bloccare i prezzi»

      V.CH.

      MILANO • « Non potevamo permettere che un accordo, che non temo di definire come un vero e proprio cartello, tra i gestori dei buoni pasto finisse per costringerci ad aumentare i prezzi e quindi per danneggiare direttamente i consumatori. E così abbiamo deciso di dire basta » . Mario Resca, presidente di Confimprese e numero uno di McDonald’s Italia va dritto al cuore di un problema, quello dei buoni pasto, che sta infiammando i ristoratori e minaccia di esasperare i clienti.

      Dottor Resca, cosa ha deciso di fare McDonald’s?
      È molto semplice. Da lunedì prossimo i nostri 340 ristoranti in tutta Italia non accetteranno più i buoni pasto.

      Perchè una decisione così drastica?

        Non ne potevamo più. Noi siamo disposti a negozioare. Ma ormai è impossibile. Le società che gestiscono i buoni pasto hanno imposto aumenti intollerabili delle commissioni. Indubbiamente c’è un cartello tra le poche aziende che gestiscono questo settore. Non possiamo accettare imposizioni per poi essere costretti a rivalerci sui clienti.
        Quindi stop ai buoni pasto.

          È stato un grosso sacrificio?

            Indubbiamente sì. Il fatturato legato a questo sistema di pagamento costituisce circa il 6% del totale, parliamo quindi di una cifra nell’ordine di 35 milioni di euro.

            Perchè non è stato possibile fare altrimenti?

              Le commissioni hanno superato l’ 11 per cento. Vuol dire che un cliente spende da noi 5 euro, e noi riceviamo indietro un rimborso inferiore ai 4,5 euro. Nei nostri punti vendita ogni giorno entrano 700mila persone. Il giro d’affari si aggira sui 600 milioni di euro. Ma noi lavoriamo con margini bassissimi per offrire al cliente pasti a prezzi molto contenuti. Non possiamo far leva sui prezzi o abbasare la qualità. Prenderemmo in giro i consumatori.

              Come mai la situazione si è così deteriorata?

                È da tempo che c’è tensione. Ma non siamo arrivati a capo di nulla, nonostante le proteste. Un paio di anni fa ci fu anche un "no ticket restaurant day". Oggi siamo però all’assurdo. Basti pensare che 15 anni fa sui buoni pasto si pagavano commissioni all’ 1,5%, poi sono salite al 3 poi 4 e al 5 per cento. Da qualche anno a questa parte c’è stata una accelerazione violenta e siamo arrivati a imposizioni non più negoziabili.

                Cosa fare allora?

                  Intanto occorre un forte impegno di tutta la filiera che offre il servizio dei buoni pasto, altrimenti non risolviamo nulla. In Confimprese c’è un confronto aperto con le altre grandi catene della ristorazione e stiamo valutando i passi successivi. Intanto McDonald’s ha deciso di mettersi all’avanguardia e di dare una scossa forte. Il mercato dei pasti fuori casa cresce, ma nessuno può imporre condizioni. Non vedo perchè i ristoratori e il consumatore devono essere costretti a pagare gli effetti del cartello tra i gruppi che gestiscono i buoni pasto.