“Ticket” Milano. Commercianti pronti alla serrata

20/06/2005
    lunedì 20 giugno 2005

    Buoni pasto,
    commercianti pronti alla serrata

      «Commissioni alte e pagamenti in ritardo». Pranzo a rischio per 250 mila lavoratori. L’assessore Predolin: sarebbe un danno enorme

        «Qui non si accettano». I cartelli sono già pronti. E da domani rischiano di spuntare sulle vetrine di 6 mila bar e ristoranti di Milano. I buoni pasto che dipendenti pubblici, impiegati e operai presentano al momento di pagare il pranzo non sono più graditi dai commercianti: gestori di bar e ristoranti lamentano pagamenti a 60 giorni da parte delle società che li emettono e considerano le commissioni cui devono far fronte troppo elevate (tra il 7 e il 12 per cento). Così, anche sulla pausa pranzo di 250 mila milanesi, come sta già avvenendo in altre città d’Italia, incombe lo spettro di uno sciopero dei ticket. Nei McDonald’s il dado è tratto: da oggi i clienti saranno accolti con lo slogan «pasti buoni sì, buoni pasto no». È una decisione che potrebbe essere adottata anche dall’Associazione milanese dei pubblici esercizi (Epam). La questione è all’ordine del giorno della sua assemblea odierna. «In assenza di alternative plausibili, sono favorevole alla serrata – dice Lino Stoppani, presidente dell’Epam -. Anche se ci rendiamo conto del disagio che potremmo creare ai clienti».

        Alfredo Zini, presidente dei ristoratori Epam, spiega: «Noi speriamo che la situazione venga risolta a livello nazionale: è necessaria una regolamentazione che impedisca alle imprese e agli uffici pubblici di strappare sconti troppo elevati alle aziende che emettono i ticket – osserva -. Oggi funziona così: le società emettitrici per vincere le gare d’appalto danno i buoni pasto a prezzi inferiori al loro valore e poi si rivalgono sugli esercizi pubblici, imponendo commissioni alle stelle».

        È il giorno della resa dei conti. «Le commissioni sono lievitate a tal punto da rendere sconveniente accettare i ticket – denuncia Ileano Maldini, presidente di Assofood -. Un problema a cui va ad aggiungersi quello dei buoni scaduti o falsi che bloccano i rimborsi». Dall’esasperazione allo sciopero il passo è breve, anche se l’ipotesi della serrata preoccupa un po’ i commercianti: a Milano i ticket muovono un giro d’affari giornaliero di 1.250.000 euro. «Respingerli sarebbe un soluzione estrema, non auspicabile – sottolinea Maldini, che per sciogliere il nodo confida ancora nel dialogo con le società emettitrici -. Alcuni ristoratori potrebbero non adottare la linea dura e spaccare così la categoria. Comincerebbe a regnare il Far West ». Ma per Zini non c’è scampo: «Se da Roma non arriva un segnale positivo – osserva – i buoni potrebbero non essere accettati più già da domani».

          I sindacati sono convinti che non si andrà oltre la provocazione. «I buoni pasto sono entrati nel costume della città dopo la chiusura delle mense aziendali – dice Santino Pizzamiglio, segretario della Filcams-Cgil di Milano -. Se i negozi dovessero rifiutarli, i milanesi li userebbero lo stesso per fare la spesa al supermercato». Roberto Predolin, assessore al Commercio del Comune di Milano, assicura la sua disponibilità ad aprire un tavolo di discussione a livello locale: «Uno sciopero dei buoni pasto sarebbe un danno troppo pesante da sopportare per i consumatori – ammette -. Una soluzione bisogna trovarla». I 250 mila della pausa pranzo con il ticket aspettano con il fiato sospeso.

        Simona Ravizza Armando Stella