“Ticket” L’estate calda dei «buoni pasto»

16/06/2005
    giovedì 16 giugno 2005

    ECONOMIA ITALIANA – pagina 16

      L’estate calda dei «buoni pasto»

        I commercianti rifiutano i ticket E l’Antitrust indaga

        VINCENZO CHIERCHIA
        ELEONORA VALLIN

          MILANO • L’Antitrust si prepara a intervenire nuovamente sul business dei buoni pasto, per colpire accordi anticoncorrenza tra i gruppi che gestiscono un business da oltre 2 miliardi di euro l’anno. Un’istruttoria è aperta ( si ricollega a una indagine di qualche anno fa) e dovrebbe chiudersi entro metà luglio. Intanto si sta scaldando la protesta dei ristoratori contro le società che emettono i ticket, accusate in questi giorni di aver rincarato in maniera « inaccettabile le commissioni » . E tra gli esercenti si moltiplicano anche le rinunce al servizio.

          Da lunedì prossimo i 340 fast food della catena americana McDonald’s (si veda l’intervista accanto) non accetteranno più i buoni pasto. « Stiamo valutando il da farsi — spiega Giuseppe Cerroni, vicepresidente dell’associazione Confimprese e compomente del top management di Autogrill — ma indubbiamente una presa di posizione dell’Antitrust contribuirebbe a chiarire una situazione che è diventata critica. Si è innescato un circolo perverso che va arrestato. C’è un oligopolio che blocca tutto ».

          Una settimana torrida. «La prossima settimana si annuncia molto difficile, la protesta esploderà» , rilancia Edi Sommariva, direttore della Fipe, associazione dei pubblici esercizi. «Gli organismi territoriali di Fipe Confcommercio — aggiunge — inviteranno gli associati a non ritirare a oltranza i buoni pasto, che potrebbero così diventare carta straccia in almeno centomila esercizi. Insomma, siamo pronti alla serrata sine die. Chiediamo quindi l’intervento urgente del Governo per frenare le gare al massimo ribasso gestite da Consip nel settore pubblico e varare provvedimenti che sanino la situazione, garantendo peraltro valore ai buoni pasto» .

            E come se non bastasse, nel frattempo incombe una nuova gara Consip (da un miliardo di euro) al massimo ribasso che potrebbe creare un’ulteriore pressione sul mercato, spingendo le commissioni oltre il 12 pr cento.

            L’Antitrust intanto va avanti e sta passando al setaccio eventuali intese che ostacolino la concorrenza in un mercato che interessa almeno 2,3 milioni di persone al giorno.
            Il business dei buoni pasto vede in posizioni di leadership il gruppo Gemeaz Cusin ( 875 milioni di fatturato e un milione di ticket emessi ogni giorno) che fa capo al gruppo francese Accor con una quota del 43% circa del mercato; in seconda posizione Sodexho ( 10,8%) e in terza Ristoservice che fa capo al gruppo cooperativo Camst ( 9,8% circa). Ai primi otto operatori fa capo la maggioranza del mercato, cui si affianca un’altra decina di realtà minori.

            Le imprese del settore dei ticket ribattono che è possibile uscire dalla fase conflittuale con una serie di misure, come spiegano alla Gemeaz: innalzamento del plafond di esenzione a 10 euro; ticket in tutte le aziende con più di 15 dipendenti; istituzione di requisiti di affidabilità degli operatori; nuovi parametri per le gare d’appalto. L’adeguamento dell’esenzione fiscale del ticket è giudicata indispensabile, considerato che 5,29 euro rappresentano un plafond di esenzione in attesa di adeguamento dal 1997.

            Così funziona il ticket. Ma quali sono i meccanismi che hanno consentito finora al business dei buoni pasto di crescere di anno in anno sempre più velocemente? I protagonisti del mercato sono in tutto quattro: la società che emette i buoni, il datore di lavoro, il lavoratore dipendente e il ristoratore. Sempre più spesso le aziende, sia pubbliche che private, scelgono di far competere le società emittenti dei buoni tramite gare d’appalto o aste on line che comportano il ribasso o l’introduzione di sconti, talvolta pesanti, sul valore nominale del ticket che può venire ridimensionato fino al 10% con successivo deprezzamento.

              La società emittente si occupa poi del ritiro e del rimborso al ristoratore del ticket consumato dai dipendenti delle aziende. Ma è qui che arrivano i problemi. I commercianti si lamentano per i tempi troppo lunghi dei rimborsi e, soprattutto, per le commissioni che devono girare alle società emittenti: un onere considerato troppo elevato. Anzi, addirittura insopportabile. E il meccanismo, alla fine, si è inceppato.