“Ticket” G.Gavezotti: «Non hanno rispettato la legge»

22/06/2005
    mercoledì 22 giugno 2005

      L’AD DELLA GEMEAZ

        «Non hanno rispettato la legge»

          intervista
          Emanuela Minucci

            GRAZIELLA Gavezotti è amministratore delegato del gruppo Gemeaz Cusin che, nel 1976, sostituì il servizio mensa con i buoni pasto. Da allora il suo marchio «Ticket Restaurant» è leader del settore, con una quota di mercato del 44 per cento.

              Dottoressa, ha visto che protesta? Titolari di bar e ristoranti dicono che li «affamate»…

                «Trovo curiosa questa contrapposizione tra coloro che ricevono clienti e coloro che glieli mandano. Sono trent’anni che lavoriamo in questo settore, e oggi ci vediamo attaccati su un prodotto che rappresenta un volano di consumi. Se la prendono con noi operatori che emettiamo titoli per le aziende clienti, li convinciamo che è un buon servizio, che i loro dipendenti saranno trattati bene nella rete di esercizi pubblici , controlliamo i loro titoli, li saldiamo in 30 giorni, contabilizziamo tutte le fatture. Non mi pare di fornire un servizio inadeguato…

                  Ha toccato un problema concreto. Una delle ragioni della protesta sta proprio nel fatto che i pagamenti, secondo molti operatori risultano ritardati, da 60 a 90 giorni.

                    «Le rispondo con i numeri. Gli operatori commettono un errore a generalizzare. Su 42 mila fatture che Ticket Restaurant emette ogni mese soltanto 300 restano ferme per errori di compilazione. Mi pare che la percentuale sia davvero irrisoria».

                      E le commissioni che lievitano e costringono titolari di bar e ristoranti a dire che «il gioco non vale la candela»? Anche un colosso della ristorazione come Mc Donald’s ha stampato grandi poster con su scritto «Pasti buoni sì, buoni pasto no.»…

                        «Noi proponiamo il 7 per cento e non abbiamo mai sostenuto di voler passare al 10. Credo che Mc Donald’s abbia fatto un’operazione di facciata per sollevare i toni della protesta. Ciò detto, dal momento che Ticket Restaurant garantisce a questa catena un giro d’affari di 11 milioni avremmo gradito almeno i consueti 30 giorni di preavviso che ci spettano per legge. Chi onora adesso i miei contratti?».

                          La parola agli avvocati?

                            «Confido che i nostri clienti preferiscano d’ora in poi pizza e piadina in luogo dell’hamburger, se avrò dei problemi con loro ricorrerò alle vie legali. Altrimenti farò la signora».