“Ticket” G.Bracco: «Il meccanismo ci penalizza»

20/06/2005
    domenica 19 giugno 2005

      Pagina III – Torino

      L´INTERVISTA

        Il presidente Ascom Bracco replica: "La nostra è una protesta dura ma legittima"

        «Il meccanismo ci penalizza
        noi tuteliamo i consumatori»

          "Il valore dei coupon alla fine è più basso: il rischio è di recuperare su qualità e servizi"

            "A febbraio abbiamo scritto inutilmente una lettera aperta a tutti i ministeri competenti"

              Giuseppe Bracco, presidente dell´Ascom di Torino, 50 mila torinesi rischiano di doversi pagare di tasca propria la pausa pranzo. Non avete paura che questo incrini ancora di più il rapporto, già precario dopo il "caro euro", tra consumatori e commercianti?

                «Qualunque protesta genera attriti, ma se siamo arrivati a questo punto non è colpa dei baristi e dei ristoratori. Nessuno ci ha voluto ascoltare. E´ vero che lo sciopero dei ticket provocherà problemi, ma questa iniziativa è stata portata avanti non solo per tutelare gli evidenti interessi di categoria, ma per garantire i consumatori».

                Molti associati Epat offriranno il caffè a chi presenterà il buono che verrà rifiutato. E´ una mossa per calmare gli animi?

                «No, è un risarcimento a fronte del disagio. Non vogliamo rompere con la clientela. Il meccanismo dei buoni pasto così com´è strutturato danneggia i consumatori. Il valore reale del ticket, quello che viene riscosso dall´esercente, è inferiore a quello che compare sul tagliando. Il commerciante non può non tenerne conto nel servizio, aumentando il prezzo dei prodotti o diminuendo la qualità».

                Tentare altre strade prima di arrivare al "no-ticket"?

                  «L´abbiamo fatto. A febbraio è stata inviata una lettera ai ministeri competenti sollevando il problema, chiedendo di trovare una soluzione. Non è servito. Sono passati mesi e siamo nella stessa situazione. Soprattutto nel pubblico il meccanismo di gara al massimo ribasso è deleterio perché scarica sui commercianti i costi, dovrebbe essere rivisto».

                  I vostri colleghi della Confesercenti credono che la strada dello sciopero non sia quella giusta. Cosa rispondete?

                    «Che la nostra è una posizione dura, ma è forse l´unico modo per ottenere dei risultati visto che con altri mezzi non ci siamo riusciti. In fondo le aziende che erogano i buoni non producono nulla a fronte di una buona rendita finanziaria».

                    La Cgil propone di abolire i tagliandi e riconoscere le cifre, esentasse, in busta paga ai dipendenti. Siete d´accordo?

                      «E´ una delle strade percorribili. L´importante è che diminuiscano le commissioni, troppo alte perfino per un bar e un ristorante anche ben gestito».

                      Evitare l´intermediazione delle società e instaurare rapporti diretti tra i pubblici esercizi e le aziende?

                      «Alcuni esercizi già lo fanno con uffici o imprese di zona, ma con le grandi aziende e gli enti pubblici, che devono fare le gare, è una strada difficile».

                    (d.lon.)