Ticket e tariffe, arriva la stangata

10/02/2005

    giovedì 10 febbraio 2005

      Ticket e tariffe, arriva la stangata
      Fmi: manovra aggiuntiva di 6 miliardi per pagare il «taglio delle tasse»

        Laura Matteucci

          MILANO Per tagliare il deficit pubblico al 2,7% del pil nel 2005, centrando così il proprio target ufficiale, e comunque per mantenere il rapporto sotto la soglia del 3%, il governo dovrà adottare misure aggiuntive di riduzione della spesa per circa lo 0,5% del pil. Un’altra manovra, insomma, per 6 miliardi di euro, più o meno.

            Questa la tesi degli economisti del Fondo monetario internazionale, che peraltro giudica gli obiettivi di finanza pubblica del governo «modesti» e a rischio di sfondamento. Gli obiettivi per il 2005 «sono inferiori a quanto sarebbe stato necessario», si legge nel rapporto annuale sull’Italia. E ancora troppo scarsa è la trasparenza dei conti stessi, in particolare per spiegare la discrepanza tra fabbisogno e indebitamento.

              Ticket, tariffe (da aumentare) e stipendi dei dipendenti pubblici (da contenere): sono queste, secondo il Fmi, le «aree» su cui il governo deve tenersi pronto a intervenire per tenere sotto controllo i conti pubblici ed evitare di arrivare al 3,1% del rapporto deficit-pil, così come stimato nel rapporto.

                Vincenzo Visco, l’ex ministro del Tesoro, l’aveva già detto da tempo. E adesso – commenta – il Fmi «conferma che sta per arrivare una manovra bis». «Senza altri tagli, come abbiamo sostenuto fin dalla presentazione della Finanziaria a settembre – spiega – non sarà rispettata nè la previsione di deficit del 2,7, nè il tetto del 3%. Tutto ciò avrebbe dovuto sconsigliare l’irresponsabile taglio delle tasse a favore dei soli ricchi». Secondo Visco, peraltro, la previsione del Fmi è «assolutamente ottimistica», perchè «il disavanzo tendenziale è ben superiore al 3,1%». «Quanto alle ricette, sta al governo trovare la soluzione al disastro che ha realizzato, la nostra preoccupazione – aggiunge – è che i tagli non aggravino le condizioni di vita delle famiglie italiane».

                  Il che, invece, potrebbe accadere facilmente, a seguire le indicazioni del Fmi. I tecnici di Washington sono convinti, infatti, che sarebbe utile «aumentare i ticket e non solo quelli sanitari». «In generale – sostengono – il prezzo dei servizi pubblici in Italia è troppo basso, senza considerare che vengono forniti a tutti indipendentemente dal reddito». Punto numero due, «la spesa per i salari pubblici in rapporto al pil è aumentata notevolmente, sia per la crescita dei dipendenti sia per l’aumento degli stipendi superiore a quello registrato nel settore privato». Di qui il consiglio a contenere i ritocchi nei futuri rinnovi contrattuali. Come dire: al governo mancava solo la «spinta» del Fmi.

                    Il Fondo, che per il 2005 stima una crescita in Italia dell’1,7% contro il 2,1% indicato dal governo, mette sotto accusa anche la riduzione dell’Irpef. «Sarebbe stato più appropriato rinviare il taglio delle tasse o, ancora meglio, accompagnarlo con ulteriori tagli alla spesa». La riduzione del carico fiscale, incalzano i tecnici, «è efficace solo se il deficit viene contestualmente ridotto in modo consistente. Altrimenti non viene percepita come sostenibile». Il Fondo, comunque, non crede ad un impatto positivo sulla crescita del pacchetto completo di sgravi fiscali che il governo conta di attuare dal 2005 in avanti.

                      Anche la lentezza della giustizia pesa. E in questa direzione «è necessario approvare al più presto la riforma del diritto fallimentare».

                        I tecnici, infine, avrebbero preferito vedere, a fianco di target più ambiziosi per il deficit, anche una maggiore riduzione del debito». Il debito dovrebbe aver chiuso il 2004 a 105,8% da 106,2% del 2003. Per il 2005 il target del governo è al 104,1%.