“TheBombs” Una festa rovinata (J.Lloyd)

08/07/2005
    venerdì 8 luglio 2005

      Pagina 11 – Commenti

        Diario da Londra

          Una festa rovinata
          ma nel buio lo humour batte la paura

            John Lloyd

              Le prime notizie che mi sono giunte, mentre mi trovavo in metropolitana ieri mattina, erano sbagliate. «C´è stato un black out nel sistema», ha detto il capostazione di Finchley Road, la mia stazione nella parte nord di Londra. «I treni per il momento sono fermi. È meglio prendere un autobus». Non poteva sapere che l´ente per il quale lavora si era rivelato fatale come anche gli autobus. Brontolando, siamo scesi. Qualcuno ha detto: «Sono lieto che ci siamo aggiudicati le Olimpiadi ieri, prima che si rendessero davvero conto di quanto funziona male il nostro sistema dei trasporti». Humour britannico. La seconda voce parlava di bombe e la prima sensazione che ho provato – condivisa, come poi ho scoperto, da molti altri – è stata totalmente assurda. Ho pensato: «Ecco, ci hanno fatto questo per rovinare la nostra vittoria. Lo hanno fatto perché ci siamo aggiudicati i Giochi Olimpici, e volevano mortificare il nostro orgoglio!».

              Poi è arrivata la consapevolezza. C´era qualcosa di molto più importante delle Olimpiadi, che per altro aveva riempito le pagine dei giornali del mattino. In Scozia è in corso il meeting dei leader più potenti del mondo, e questo ha trasformato la solennità e la dignità dell´evento in una vera farsa.

              A mezzogiorno Tony Blair è apparso in tv da Gleneagles. L´uomo che aveva «dato un colpo in aria per la gioia» (come egli ha detto) ascoltando le notizie provenienti da Singapore il giorno prima, era più accigliato di come sia mai apparso in pubblico. Pareva che gli avessero strappato la carne dal volto: sembrava devastato, persino macilento, con le orbite vuote.

              Ogni cosa è cambiata per lui. Per poco meno di un giorno è stato brevemente il re del mondo – il leader più potente d´Europa grazie alla debolezza di Jacques Chirac e di Gerhard Schroeder; il vincitore dei Giochi; pronto, hanno detto i commentatori politici, per un quarto mandato. Poi, la cosa di cui egli aveva parlato, la cosa che lo aveva tenuto sveglio di notte è accaduta: decine di londinesi hanno perso la vita. La guerra contro il terrorismo ha ingranato la retromarcia ed è arrivata a Londra.

              Ha parlato con vigore, ma facendo lunghe pause, come se cercasse le parole giuste. Non conosceva ancora l´entità del massacro: la Bbc stava dicendo che era giunta notizia della morte di due persone, ma egli doveva sapere, già allora, che si sarebbero contate molte altre vittime. Egli già sapeva che tutto è cambiato, che il suo terzo mandato sarebbe diventato, per lo meno in un futuro immediato, un mandato nel quale dovrà far fronte alle conseguenze di questo orrore.

              Londra ha reagito abbastanza bene. Ho chiamato un amico che lavora per Blair, anche per sapere se stesse bene. La sua voce era greve di rabbia: ciò nonostante ha detto che lui e gli altri coinvolti nel controllo della crisi avevano ammirato l´assenza di panico, il fatto che la gente non è scappata in preda alla paura. Ha detto che Blair è subito arrivato a decidere che doveva andare a Londra e che poi doveva far ritorno dov´era. «I terroristi sapevano che non avrebbero potuto colpire i leader, così hanno fatto questo.

              Ha dovuto andare avanti: sarebbe stata una vittoria più grande per loro se non lo avesse fatto».

              Le bombe hanno cambiato le cose per tutti noi. Tutti noi, per un momento, siamo stati felici insieme nella vittoria. La Regina, la comunità musulmana, la massa della popolazione, i politici di tutti i partiti. Avevamo dimostrato di poter far meglio dei francesi! (una cosa che adoriamo fare). E poi questo.

              All´inizio della settimana avevo preso parte a un incontro riservato con alcune autorità di alto grado e avevo sentito uno dei più importanti, un uomo molto in alto nell´apparato della sicurezza, dire ai giornalisti lì presenti: «Dovete capire che siamo alle prese con decisioni molto difficili.
              Dobbiamo continuare ad allertare la popolazione o no? Li mettiamo in guardia che possono accadere delle cose terribili e poi non accade nulla».
              Ora però è accaduto. Un attentato terroristico di questa portata divide la società oltre a uccidere gli individui che ne fanno parte. Per alcuni si tratta di un invito provocatorio – per intensificare la guerra al terrorismo, per dimostrare che siamo più forti di loro – come ha detto il premier nel suo discorso di mezzogiorno.

              Per altri, invece, è il segno che stiamo pagando un prezzo terribile per il fatto di essere in Iraq – per esserci resi l´obbiettivo successivo.
              Al pari di molti londinesi, ho adottato una città nella quale non sono nato né cresciuto. Al pari di decine di migliaia di altri sono uno scozzese londinese. Molti dei morti saranno come me, molti saranno stranieri, ma tutti loro – come le vittime delle Torri Gemelle o dei treni di Madrid – saranno persone innocenti, persone con opinioni divergenti sull´Iraq e su Tony Blair.

              L´attentato terroristico, a ogni buon conto, li rende tutti uguali, strumenti della volontà e delle macchinazioni di Al Qaeda che deve dimostrare di essere ancora viva, potente, ancora una minaccia per i valori della civiltà.

              La città che si fa propria è cara quanto quella nella quale si è nati.
              Provo rabbia e odio per coloro che hanno progettato e portato a compimento tutto ciò. Avrei potuto perdere la vita io, i miei famigliari, i miei amici.

              Queste brutali emozioni ci pervadono di nuovo tutti: è uno degli scopi del terrorismo, un obbiettivo che essi, ancora una volta, hanno raggiunto con successo.

            (Traduzione di Anna Bissanti)