“TheBombs” L’esercito terrorista in Inghilterra ha 16 mila reclute

11/07/2005

    lunedì 11 luglio 2005

      I RECLUTATORI CERCANO DI CONVINCERE I MUSULMANI CHE L’OCCIDENTE «HA DICHIARATO GUERRA ALL’ISLAM»

        L’esercito terrorista in Inghilterra
        ha 16 mila reclute

          Un rapporto dell’MI-5: «Puntano ad arruolare i giovani universitari»

            analisi
            Maurizio Molinari
            inviato a LONDRA

              AL Qaeda recluta negli atenei britannici fra i giovani musulmani, tanto immigrati che cittadini di Sua Maestà, ed il numero di simpatizzati su cui può contare in tutta la Gran Bretagna è di almeno 16 mila. Questo emerge dal rapporto «Young Muslims and Extremism», (I giovani musulmani e l’estremismo) che il premier Tony Blair ordinò agli agenti dell’MI5 dopo gli attentati di Madrid dell’11 marzo 2004 e di cui ieri il «Sunday Times» ha svelato i contenuti. Ciò che ne emerge è l’esistenza di un «network di reclutatori di estremisti» che setacciano college ed Università del Regno Unito alla ricerca di studenti musulmani particolarmente dotati in ingegneria e alta tecnologia al fine di adoperarli per condurre attacchi terroristici. «Gli estremisti islamici hanno per obiettivo scuole ed università – si legge nel testo – dove gli studenti tendono ad essere più sensibili a ragionamenti e argomenti di tipo eccessivo».

                Mai prima un servizio di intelligence europeo aveva indicato con tanta chiarezza i collegamenti fra gruppi apparentati ad Al Qaeda ed una comunità musulmana nazionale. Fra i giovani considerati più «attraenti» dai reclutatori vi sono quelli «solitari e disillusi dalle loro condizioni di esistenza» che vengono avvicinati «nei club» sulla base di «religione o etnia». Fra gli argomenti usati per trovare candidati kamikaze quello più comune è l’accusa all’Occidente di avere una politica estera a «doppio-standard» che danneggia i musulmani perché «si interviene militarmente in Iraq ed Afghanistan ma non in Kashmir e Cecenia».

                  In particolare i reclutatori hanno successo nel presentare ai proseliti le operazioni in Afghanistan ed Iraq come una «guerra all’Islam» alla quale si deve rispondere per difendere la fede. Le analisi condotte dall’intelligence sull’identikit dei reclutati portano ad affermare che si tratta tanto di stranieri arrivati in Gran Bretagna per studiare – e provenienti in gran parte da Nord Africa e Medio Oriente – quanto di britannici di seconda generazione i cui genitori arrivarono da Pakistan, Kashmir e Bangadesh. Un terzo gruppo di reclute «proviene da famiglie musulmane moderate e non religiose oppure sono britannici bianchi e delle Indie Occidentali che da adulti si sono convertiti all’Islam».

                  Preparato da una task force di agenti dell’intelligence assieme a funzionari del ministero degli Interni e degli Esteri lo studio di circa cento pagine arriva anche a quantizzare i simpatizzanti di Al Qaeda: «Il numero di musulmani britannici attivamente sostenitori o impegnati in attività terroristiche, tanto in patria che all’estero, è meno dell’1 per cento del totale». Conti alla mano ciò significa che su 1,6 milioni di musulmani cittadini del Regno Unito – anche se altre stime parlano di 2 milioni – circa 16 mila sono potenziali terroristi.

                    Fra questi «circa 10 mila hanno partecipato a conferenze estremiste» ovvero sono stati osservati e forse schedati dall’intelligence. Il numero dei potenziali kamikaze «made in England» è valutato in «alcune centinaia». I nomi di quattro di questi sono già noti: Richard Reid tentò di far saltare con l’esplosivo che aveva nelle scarpe un volo Parigi-Miami e venne arrestato nel dicembre 2001, così come il suo complice Saajid Badat, mentre Asif Hanif e Omar Sharif si fecero esplodere nel 2003 in Israele. Da qui a ipotizzare che anche gli attentati di Londra possano essere stati commessi da musulmani britannici il passo è breve. «Sul nostro territorio vi sono fino e tremila individui, cittadini o meno, che sono passati attraverso i campi di Osama bin Laden ed è quasi certo che fra costoro, cresciuti qui e ben consapevoli dei valori britannici, si annidano i responsabili degli attentati di giovedì», ha detto a «News of the World» sir John Steven, fino al 2004 capo di Scotland Yard, aggiungendo con una punta di humor: «Nel nostro Paese c’è un sufficiente numero di persone che vogliono diventare terroristi islamici che non c’è bisogno di farne arivare da fuori».

                      A conferma dell’entità del fenomeno c’è il fatto che negli ultimi cinque anni «sono stati sventati almeno otto attentati contro civili in Gran Bretagna e nessuno di loro mai pianificato dalla stessa banda». Al fine di ostacolare il reclutamento, il rapporto del 2004 proponeva di dare vita all’«Operation Contest» (Operazione Competizione) per conquistare «i cuori e le menti» dei giovani musulmani con iniziative tese a rafforzare il loro inserimento nella società facendo leva su leggi contro la discriminazione razziale. Mostrandosi consapevoli del rischio di identificazione dei kamikaze con l’intera comunità islamica, i leader del «Muslim Council of Britain» si accingono a raccogliere l’appello lanciato da Blair emanando una fatwa – editto religioso – per condannare gli autori della strage di giovedì e chiedere ai fedeli di aiutare le indagini.