“TheBombs” «Gli attentati? Anticristiani perché contro la legge divina»

11/07/2005
    lunedì 11 luglio 2005

      IL GIALLO DI UNA DEFINIZIONE MESSA E POI TOLTA NEL TELEGRAMMA UFFICIALE INVIATO AL CARDINALE DI WESTMINSTER

        «Gli attentati? Anticristiani
        perché contro la legge divina»

          La Santa Sede avrebbe voluto evitare strumentalizzazioni
          e non avallare la possibile tesi di uno «scontro tra le civiltà»

            retroscena
            Marco Tosatti

              CITTÀ DEL VATICANO
              SÌ, il termine «anticristiani», riferito agli attentati di Londra, c’era in una qualche fase della preparazione del messaggio di condoglianze di Benedetto XVI all’arcivescovo di Westminster; è quanto si capisce dalle parole che il Segretario di Stato, il cardinale Angelo Sodano, ha pronunciato ieri in un colloquio seguito alla cerimonia solenne della «presa di possesso» della sua nuova chiesa, S. Aurea a Ostia Antica. Il porporato, che papa Ratzinger ha nominato suo collaboratore più stretto dopo l’elezione al soglio di Pietro, si stupisce dello stupore manifestato da qualcuno. «Il Papa e i vescovi hanno sempre qualificato anche come “anticristiano” il delitto antiumano del terrorismo, qualunque ne fosse l’autore. Lo hanno chiamato così in Irlanda, in Spagna, in America Latina, in Medio Oriente, nei diversi paesi africani a partire dal Rwanda».

                In realtà il termine è stato al centro di un piccolo «giallo», nei giorni scorsi; legato non tanto alla definizione in sè, quanto al timore di una strumentalizzazione politica da parte di chi vuole arruolare ad ogni costo Benedetto XVI nelle schiere «neocon». La mattina dell’8 luglio, prima che la Sala Stampa rendesse noto il testo ufficiale del telegramma, una collega dell’agenzia Ansa se lo è fatto leggere in inglese da una sua fonte, probabilmente in Segreteria di Stato. Gli attentati erano definiti «antiumani e anticristiani». Le altre agenzie di stampa hanno rilanciato la notizia, e nel giro di qualche minuto c’è stata la reazione. La Sala Stampa della Santa Sede ha fatto le sue rimostranze alla giornalista, e poco più tardi è stato diffuso il testo ufficiale, in cui si parlava di «atti barbarici contro l’umanità». Che cosa era successo? Le ipotesi sono varie; può essere che il testo letto fosse una prima o una seconda bozza, non ancora provvista dell’«imprimatur» definitivo, (non certo di quello del Papa, che difficilmente vediamo impegnato a redigere un telegramma), e in effetti in Segreteria di Stato ricordano che si deve tener conto della fretta, dell’emozione di chi prepara una prima reazione; oltre che del modo in cui si svolge il lavoro, a fasi diverse, in cui una parola, che forse appare in una fase, scompare in quella successiva. Oppure, e anche questo è plausibile, qualcuno in Segreteria di Stato, vedendo apparire sulle agenzie quella definizione, che sembrava dare una connotazione religiosa agli attentati si è affrettato a reagire.

                  Per evitare un arruolamento ex officio del Papa fra i «neocon», e per non avallare la tesi dello «scontro di civiltà» che non trovava buona accoglienza nel pontificato di Giovanni Paolo II, e non viene visto di buon occhio nemmeno adesso. E poi il termine «anticristiano» ha una sua innocenza, rivendicata dal cardinale Sodano ieri: «Il magistero non può fare a meno di affermare che ogni atto di terrorismo è anticristiano, perché è contro la legge di Dio, che è legge d’amore universale». Tanto che il Segretario di Stato osservava che sarebbe interessante rileggere i discorsi di Giovanni Paolo II, tenuti durante le visite nei vari Paesi tormentati dal terrorismo e riscontrare l’uso di quella parola: a Drogheda in Irlanda a Loyola in Spagna, ad Ayacucho in Perù. Il cardinale è convinto che l’indagine illustrerebbe l’affermazione che ha fatto, secondo cui ogni terrorismo è anticristiano. Del resto, ha rilevato, questa è stata sempre la linea del magistero della Chiesa: è anticristiano l’omicidio, il furto, ogni immoralità, ogni violazione della dignità e dei diritti dell’uomo. E per questo motivo non vede la necessità di scandalizzarsi, e di fare tante riserve su questo termine da parte di chi non vuole entrare nella logica della Chiesa di affrontare il problema.

                    La sera stessa degli attentati il cardinale Sodano aveva rivolto un appello «a tanti uomini di buona volontà che ci sono in tutte le religioni»: dobbiamo, aveva detto, «terminare questo scontro di civiltà, dobbiamo inaugurare un’era nuova per la nostra umanità» e «quest’odio deve terminare». E aveva aggiunto: «Gli stati hanno dei doveri specifici di difesa dei loro cittadini, ma noi come uomini di Chiesa abbiamo il dovere di ricordare la via del dialogo, la via dell’intesa e poi la via dell’incontro perché nel cuore umano c’è in tutti l’aspirazione al bene. Certo, dobbiamo poi lavorare, oltre che pregare».