“TheBombs” B&B, dimenticare l’Africa (B.Biancheri)

08/07/2005
    venerdì 8 luglio 2005

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      B&B, dimenticare l’Africa

        di Boris Biancheri

          NON aveva avuto torto Bush quando, alla prima colazione della mattina di ieri con Tony Blair, aveva insistito che nel G8 si desse rilievo e si discutessero anche i temi geopolitici e della sicurezza – la lotta al terrorismo, la democrazia in Medio Oriente e nel mondo, l’Iran – e non si concentrasse l’attenzione solo sui temi trasversali che erano all’ordine del giorno dei capi di Stato e di governo. Non poteva esserci modo più clamoroso e tragico di dargli ragione di quello di far esplodere quattro bombe nella metropolitana e negli autobus di Londra.
          Quando aveva preparato l’agenda del G8, Blair aveva in mente un mondo in cui le grandi tematiche come quelle dell’effetto serra e dell’applicazione del protocollo di Kyoto, o quella dello sviluppo delle regioni povere e dell’Africa in particolare, avessero oggi la priorità nella sensibilità delle opinioni pubbliche mondiali. Sapeva anche, avendo partecipato a nove G8 prima di quello scozzese, che simili grandi temi conducono difficilmente a risultati operativi concreti ma si prestano più facilmente a quei compromessi verbali che costituiscono di solito il punto d’arrivo di un vertice. L’Africa era stata come si ricorda al cuore del G8 di Genova, quando fu creato il Nuovo Partenariato per lo Sviluppo dell’Africa, confermato l’anno dopo in Canada, ribadito ancora nel vertice di Evian, ma restato di fatto quasi lettera morta. Anche l’obiettivo di dedicare lo 0,7% del Pil allo sviluppo è stato formulato spesso ma, nella presente congiuntura economica, non è cosa di attualità (per l’Italia significherebbe circa 10 miliardi di euro). Più verosimile, certo, è il condono del debito dei Paesi più poveri, soprattutto di quelli che comunque non potrebbero mai ripagarlo.

            Anche l’altro tema del vertice, l’ambiente, può prestarsi a compromessi. Inutile farsi illusioni: se i due maggiori consumatori mondiali di energia, Stati Uniti e Cina, non accettano il protocollo di Kyoto perché mette a rischio la produzione delle industrie, il protocollo è morto. Tanto vale allora vedere cosa gli americani hanno davvero in mente quando parlano di fonti alternative, un’area dove la collaborazione scientifica e tecnologica internazionale può essere preziosa. Ma anche questi sono traguardi lontani nel tempo. Blair aveva dunque in mente un vertice inoffensivo di orizzonti lontani, così lontani che quasi non si vedono. Non aveva bisogno di allori, dopo quelli ottenuti in Europa e nelle Olimpiadi.
            Le bombe di Londra sono state un drammatico richiamo alla realtà. Il tetragono Bush, che voleva parlare a Gleneagles di argomenti sui quali i Grandi sono in disaccordo, come il terrorismo o il Grande Medio Oriente, era più realista dell’eclettico Blair. Quest’ultimo è un abile comunicatore e ha detto subito che le bombe sono esplose a Londra e non altrove perché in Scozia si tiene un vertice destinato a sconfiggere la povertà in Africa. E ha mantenuto con coraggio i tempi e l’agenda del suo vertice. Ma noi sappiamo che non è così, che quelle bombe non sono dirette contro la lotta alla fame ma contro di noi, contro i Paesi e i popoli del G8. Sappiamo che sono – anche se costa dar ragione a Bush – le tappe di una guerra di destabilizzazione dell’Occidente e dei suoi valori. Una guerra che non è certo cominciata con l’Iraq (come nonostante l’evidenza qualcuno si affretterà a dire) e che purtroppo con l’Iraq non finirà neppure.