Tfr, volata finale senza rinvio

27/06/2007
    mercoledì 27 giugno 2006

    Pagina 31 – Norme e Tributi

    Previdenza complementare – Nessuna proroga per il termine di sabato prossimo sull’opzione

      Tfr, volata finale senza rinvio

        Il ministero del Lavoro esclude correttivi dell’ultimo minuti

          Enrico Marro

            ROMA
            Nessuna proroga. A tre giorni dalla scadenza del semestre di scelta sulla destinazione del Tfr, il ministro del Lavoro non cede a chi chiede uno slittamento dei termini per la decisione. Come Daniele Capezzone, presidente della commissione Attività produttive della Camera, che nei giorni scorsi aveva ritenuto «saggio prorogare di sei mesi, fino al 31 dicembre, la scadenza del termine del silenzio assenso per il conferimento del Tfr ai fondi».

            «Non sono previsti correttivi, tutto resta come è stato concordato con le parti sociali», chiarisce Giovanni Battafarano, capo della segreteria tecnica del ministero. «Se cambiassimo qiualcosa, dovremmo riconvocare le 22 organizzazioni sindacali e datoriali». In ogni caso, spiega Battafarano, con il traguardo del 30 giugno il meccanismo del silenzio assenso dovrebbe irrobustire le adesioni ai fondi, anche se in virtù di un’opzione automatica.

            Uno degli elementi critici della scelta per i fondi sembra essere rappresentato dall’irreversibilità della decisione. Un tema che nei giorni scorsi è stato affrontato anche dal ministro dell’Interno, Giuliano Amato, che ha lanciato la proposta di permettere ai lavoratori di riportare in azienda il Tfr dirottato verso forme di previdenza integrativa. Parlando a titolo personale lo stesso Tiziano Treu, ex ministro del Lavoro ora presidente della commissione Lavoro del Senato, ha affermato che l’ipotesi va valutata ed eventualmente presa in considerazione, anche se con calma.

            Il rischio di un flop della riforma del secondo pilatro resta infatti concreto. Il recente monitoraggio di Assogestioni, condotto da Gfk Eurisko su un campione di 2.100 casi relativi a un "bacino" di 9,5 milioni di lavoratori (si veda «Il Sole-24 Ore» del 21 giugno), ha evidenziato come il 63% degli italiani abbia scelto di lasciare il Tfr in azienda. Dai dati, aggiornati al 13 giugno, risulta anche che solo il 23% dei lavoratori ha deciso di aderire a forme di previdenza integrativa, esprimendo opzioni soprattutto verso i fondi negoziali, seguiti dai fondi aperti a dai Pip.

            A consuntivo tuttavia, secondo le proiezioni sempre di Gfk Eurisko-Assogestioni, il semestre del silenzio-assenso si concluderà con un totale di 3,5 milioni di adesioni tra i lavoratori dipendenti, cioè il 37% del potenziale di 9,5 milioni di individui interessati alla riforma (l’obiettivo del Governo è di raggiungere il 40% entro dicembre). Di questi, il 28% sarà dovuto ad adesioni esplicite, e il 9% sarà originato dai cosidetti «silenti».

            Un altro sondaggio, condotto da Ipr marketing per «Il Sole-24 Ore», ha rilevato che solo tre italiani su dieci hanno scelto il secondo pilastro (si veda «Il Sole-24 Ore» del 19 giugno). Chi ha deciso di lasciare il trattamento in azienda afferma di non fidarsi del secondo pilastro (30%), di non avere informazioni chiare (20%), di temere la perdita del capitale (18%). Oppure sostiene di avere più fiducia del proprio datore di lavoro (15%) o di non riuscire a seguire la gestione dei fondi (10%).