«Tfr, va garantita la trasparenza»

27/07/2005
    mercoledì 27 luglio 2005

      ITALIA POLITICA – pagina 13

        L’Antitrust sul decreto: i prodotti siano confrontabili, sì all’equiparazione fondi polizze

        «Tfr, va garantita la trasparenza»

          ROMA • Alla vigilia dell’incontro tra il ministro del Welfare, Roberto Maroni, e le parti sociali sulla riforma del trattamento di fine rapporto, arriva anche il giudizio dell’Antitrust. Anche le osservazioni dell’Autorità, presieduta da Antonio Catricalà, saranno oggetto del confronto di oggi che comunque avrà come base di discussione il documento comune di sindacati e imprese. Questa mattina, prima dell’incontro con il titolare del Welfare, le parti sociali si vedranno per tradurre in emendamenti quel testo sottoscritto insieme. I punti contestati al decreto sulla previdenza complementare restano gli stessi: il trattamento fiscale; l’equiparazione tra polizze individuali e fondi contrattuali, che invece vanno privilegiati nel caso in cui il lavoratori non si pronunci con il meccanismo del silenzio assenso; le compensazioni per le imprese ritenute insufficienti, anche riguardo al fondo di garanzia, per consentire un più facile accesso al credito; infine, riconoscere alla Covip la vigilanza di tutte le forme integrative.

          Intanto ieri sono arrivate le osservazioni dall’Autorità Antitrust, nella segnalazione ai presidenti di Camera e Senato sul decreto legislativo. Viene condivisa la scelta di equiparare fondi contrattuali e assicurazioni ma l’Autorità segnala la significativa differenza di costi tra le diverse forme di previdenza integrativa che emerge soprattutto nel confronto tra fondi pensione aperti e negoziali con i piani individuali assicurativi ( Pip) dall’altro. In particolare i costi medi complessivi dei Pip risultano essere sistematicamente superiori. Servono, dunque, regole comuni per facilitare il confronto tra la diverse offerte disponibili: sia per un’esigenza di trasparenza sia per realizzare una semplificazione dei prodotti.

          L’Antitrust paventa anche il rischio di una situazione simile a quella che si è verificata con Rc Auto: e cioè, all’indomani della liberalizzazione tariffaria, i consumatori difficilmente sono riusciti a trarre vantaggi dalle differenze di prezzo. E dunque, proprio per evitare un’identica situazione, l’Autorità auspica l’adozione di alcuni interventi.

          Innanzitutto che i principi generali stabiliti dal decreto in materia di confrontabilità, portabilità, condizioni contrattuali ed economiche dei prodotti previdenziali risultino più rigorosi rispetto a quelli previsti per gli altri strumenti di investimento del risparmio. Anzi, secondo l’Autorità, il rilevante interesse pubblico potrebbe persino giustificare interventi per vietare le pratiche potenzialmente idonee a falsare o pregiudicare le possibilità di scelta del consumatore. A questo scopo, l’Antitrust suggerisce — nel caso dei Pip — di vietare l’adozione di contratti con caricamenti precontati, perchè non sembra sufficiente — per i prodotti di previdenza integrativa — adottare solo misure che si limitino ad dare un’adeguata informativa da parte delle imprese.

          Inoltre, per tutte le ipotesi di trasferimento, l’Antitrust suggerisce che i costi di uscita debbano essere « rigorosamente orientati ai costi amministrativi e siano adottate procedure standard per gestire in modo semplice e rapido il complesso trasferimento delle posizioni individuali da una forma previdenziale all’altra » .

          Su un altro capitolo del decreto — le compensazioni per le imprese — l’Antitrust condivide la necessità di facilitare l’accesso al credito purchè si tenga conto dei diversi rischi di ciascuna impresa. In particolare, « le modalità di funzionamento del fondo di garanzia non devono indurre un’erogazione del credito che non tenga conto dei differenti profili di rischio delle imprese, ponendole tutte sullo stesso piano, perché ciò indurrebbe una distorsione della concorrenza » . Ed è bene — sottolinea l’Antitrust — che il fondo di garanzia « non si assuma l’intero rischio del credito perché verrebbero meno i giusti incentivi per i soggetti erogatori a una corretta valutazione del credito del prenditore e si creerebbe la possibilità di comportamenti opportunistici delle banche, che sarebbero indotte a fornire credito anche in situazioni di certa inesigibilità » . Infine, sotto il profilo della governance dei fondi pensione ( aperti e negoziali) e dei piani individuali assicurativi, vanno adottate tutte le misure per garantire l’effettiva indipendenza degli organi di amministrazione e controllo ed eliminate le disparità ancora esistenti. Per l’Autorità anche la disciplina dei conflitti di interesse dovrebbe risultare più stringente.

            «Dall’Antitrust arriva un’autorevole conferma della carenza normativa del decreto — ha commentato Beniamino Lapadula della Cgil — l’Ania farebbe bene a riflettere» .