Tfr, un fondo per il credito alle imprese

11/05/2005
    mercoledì 11 maggio 2005

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    Tfr, un fondo per il credito alle imprese

      M. ROG.

        ROMA • Attivare un fondo di garanzia pubblico in grado di agevolare l’accesso al credito per le imprese, a cominciare da quelle piccole e medie. È questa la proposta sulle compensazioni da garantire alle aziende per la futura perdita del Tfr ( destinato alla previdenza complementare) che l’Abi è intenzionata a far arrivare nei prossimi giorni sul tavolo del ministro del Welfare, Roberto Maroni. L’accesso agevolato al credito, dunque, dovrebbe essere associato a garanzia pubblica. E, nelle intenzioni dell’Associazione bancaria italiana, senza oneri impropri per le banche, visto che i finanziamenti del fondo sono deliberati a condizioni di mercato.

        A questo punto resta da vedere se questa posizione piacerà a Maroni.
        Che ancora ieri era tornato a ripetere che per dare il via alle misure attuative sull’uso del Tfr ( con il silenzio assenso) in favore delle forme integrative attendeva la pronuncia dell’Abi sulla delicata questione della compensazione per le imprese.

        La partita non si presenta semplice, anche perché l’Abi appare intenzionata a presentare un pacchetto di proposte ( in parte note) a tutto campo, che sarebbero già nero su bianco. E che non sarebbero tutte perfettamente in linea con lo schema di decreto attuativo preparato nei giorni scorsi dai tecnici del ministero del Welfare.

        Sul versante fiscale, ad esempio, l’Associazione bancaria è orientata a puntare su un ampliamento delle agevolazioni sia sui contributi sia sui rendimenti, oltre a chiedere una semplificazione degli adempimenti.

        Quanto all’adesione alle forme pensionistiche individuali, per il sistema bancario sarebbe necessario riconoscere la facoltà dei lavoratori di destinare ai fondi pensione aperti e alle polizze assicurative, in aggiunta al Tfr maturando, il diritto di contribuzione del datore di lavoro previsto per i fondi pensione contrattuali. La portabilità, ovvero la possibilità dei lavoratori di trasferirsi dalla forma integrativa originaria ad un’altra, dovrebbe essere piena.

          L’Abi poi premerebbe per garantire adesioni collettive anche ai fondi aperti. La palla passa ora a Maroni, che oltre a tenere conto delle indicazioni dell’Abi dovrà tornare a confrontarsi con le parti sociali. E soprattutto i sindacati non appaiono troppo convinti della bozza messa a punto dal Welfare.