“Tfr” U.La Malfa: macché lobby, l’Ue non la passerebbe

06/10/2005
    giovedì 6 ottobre 2005

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    intervista

      La Malfa: macché lobby
      L’Ue non la passerebbe

        ROMA
        Giorgio La Malfa ha un piede sull’aereo che lo porta a Bruxelles ma vuole prima rispedire al mittente le accuse di chi lo indica come sostenitore delle pressioni di banche e assicurazioni. «Le lobby non c’entrano nulla. Io ho solo detto che non mi piace l’idea di una previdenza dei sindacati. E ho aggiunto che Unione europea ci potrebbe contestare almeno due aspetti per nulla irrilevanti: il rischio di aiuti di Stato e la violazione del principio di concorrenza».

        Ministro, ci può spiegare che è accaduto in Consiglio?

          «Ho fatto un intervento brevissimo, per di più condiviso da diversi colleghi. Ho rilevato i profili di diritto comunitario e mi sono posto un problema politico: se l’uscita dal Tfr debba significare passare alla previdenza dei sindacati».

          Perché nascerebbe una previdenza dei sindacati?

          «In buona sostanza Fondo chiuso significa questo: costringere i lavoratori che vogliono spostare il Tfr dall’azienda a metterlo solo nel Fondo dei sindacati. A me sinceramente affermare questo principio non piace».

          La possibilità di passare da un Fondo chiuso ad un Fondo aperto di banche e assicurazioni però è garantito. Non è così?

            «Sì, ma a che prezzo? Si può fare solo dopo due anni, e in quel caso rinunciare al contributo del 2% del datore di lavoro. Non è una condizione equa».

            I sindacati rispondono che è giusto sia la contrattazione collettiva a definire questi aspetti. Non è d’accordo?

              «Non mi convince un sistema nel quale viene scoraggiato il passaggio da un Fondo all’altro. Non è una vera libertà di scelta. Non mi pare un dettaglio secondario. Per non parlare del diritto comunitario».

              Vale a dire?

                «La Commissione europea potrebbe contestarci la violazione del principio di concorrenza e l’erogazione di aiuti di Stato mascherati».

                A favore di chi?

                «A favore delle imprese che, nello schema di riforma, riceverebbero compensazioni per le quote di Tfr che gli verranno a mancare».

                Il ministro del Welfare Maroni ha parlato di «forti pressioni da parte di ambienti economico-finanziari». Per di più c’è il problema del premier, azionista di una grande compagnia assicurativa. Come risponde a chi l’accusa di aver sostenuto quelle ragioni?

                  «Di tutto questo non so nulla e non mi interessa. Ci mancherebbe che non faccio valutazioni politiche per non essere additato a favore di questo o di quello. Del resto, a parte la Lega che ha votato contro, tutti gli altri si sono espressi a favore di un ulteriore approfondimento».

                  [ale.bar.]