Tfr sul tavolo del Governo, ma la partita non è chiusa

01/07/2005
    venerdì 1 luglio 2005

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      PREVIDENZA INTEGRATIVA • Oggi il primo esame, restano i nodi delle compensazioni e della Covip Sindacati in trincea

        Tfr sul tavolo del Governo
        ma la partita non è chiusa

        ROMA • Oggi il Consiglio dei ministri decide le sorti della riforma della previdenza integrativa. Come annunciato, lo schema di decreto attuativo preparato dal ministero del Welfare è all’ordine del giorno. E ieri il ministro Roberto Maroni si è nuovamente detto sicuro del primo via libera con conseguente invio del testo alle Camere per il parere. Ma non è escluso che sul provvedimento scatti una discussione approfondita. Anche perché ieri il viceministro dell’Economia, Mario Baldassarri, è tornato a rilanciare la sua proposta di « cessione del credito » , ovvero la possibilità di « accedere al fondo pensione senza toccare il Tfr nell’azienda dove si lavora, ma cedendo al fondo pensione quel credito » . E sul Consiglio dei ministri di oggi Baldassarri ha aggiunto: « Valuteremo le varie soluzioni decise » .

        La partita, insomma, non appare chiusa, visto anche che restano irrisolti altri nodi come quello delle compensazioni da garantire alle imprese sotto forma di accesso agevolato al credito e anche sul ruolo di vigilanza della Covip. In quest’ultimo caso il Governo conferma che la riforma sul risparmio all’esame del Parlamento sarà emendata, eliminando le restrizioni ai compiti di controllo della Covip introdotte nelle scorse settimane in favore dell’Isvap. Alcune perplessità inoltre rimarrebbero sulla copertura finanziaria da assicurare per i prossimi anni all’operazione " previdenza integrativa".

        Resta poi da vedere quale sarà la reazione dei sindacati, che sono già sul piede di guerra contro il decreto preparato da Maroni. Il ministro del Welfare afferma che il varo del provvedimento è un atto necessario per rispettare i tempi per l’esercizio della delega prevista dalla riforma pensionistica e assicura che il confronto con le parti sociali scatterà subito dopo il primo via libera di Palazzo Chigi. Una procedura non affatto gradita a Cgil, Cisl, Uil e Ugl, che si preparano a una dura battaglia anche contro i contenuti del provvedimento. Quanto alle assicurazioni di Maroni, « non abbiamo avuto neanche il testo né ricevuto ancora alcuna convocazione » , afferma il segretario confederale della Cgil, Morena Piccinini. Sull’argomento " integrativa" interviene anche l’economista Giuliano Cazzola: di nodi irrisolti la riforma del Tfr e della previdenza complementare, ne presenta ancora molti ma, ora, tocca al mondo politico scioglierli.

        Intanto c’è chi lancia un allarme su un eccessivo sviluppo dei fondi pensione a capitalizzazione. Nel rapporto sullo stato sociale, presentato ieri a cura del Dipartimento di economia pubblica della Sapienza e del Criss ( centro di ricerca interuniversitario sullo Stato sociale) si afferma che « è controproducente puntare molto su uno sviluppo dei fondi pensione a capitalizzazione che sia sostenuto e parzialmente sostitutivo della previdenza pubblica a ripartizione » . Le controindicazioni — scrive nello studio l’economista Felice Roberto Pizzuti — « riguardano non solo la funzionalità del sistema pensionistico, che peggiorerebbe, ma anche gli effetti negativi che si avrebbero per l’intero sistema economico » .

          Tornando al decreto, il testo preparato da Maroni è di 23 articoli. Se sarà rispettata la tabella di marcia annunciata dal ministero del Welfare, dal 1 ? gennaio 2006 scatteranno i sei mesi prima dell’attivazione del meccanismo del silenzio assenso: il lavoratore cioè avrà tempo fino al 30 giugno per pronunciarsi sul proprio Tfr. In caso di silenzio, il datore di lavoro convoglierà la liquidazione prioritariamente nei fondi pensione contrattuali.