Tfr senza opzione: destino da decifrare

17/05/2004

          sezione: NORME E TRIBUTI
          data: 2004-05-15 – pag: 25
          autore: MARIA ROSA GHEIDO MAURO MEAZZA
          Tfr senza opzione: destino da decifrare
          Nel disegno di legge delega per la riforma previdenziale, approvato giovedì dal Senato e ora in attesa del voto della Camera, la volontà di sostenere e favorire lo sviluppo della previdenza complementare si avvale anche di uno strumento finanziario inusuale, del quale si parla da tempo (seppure in forma diversa): si tratta del conferimento del trattamento di fine rapporto maturando alle forme pensionistiche.

          Il destino del Tfr. La delega al Governo — si veda il testo, riportato sul Sole-24 Ore di ieri — prevede, fra le altre misure, che il lavoratore non lasci l’accantonamento annuale maturato a titolo di Tfr nella disponibilità del datore di lavoro, ma lo conferisca a un fondo di previdenza complementare.

          Il testo della delega è ricco di dettagli nella parte che riguarda il Tfr da destinare alla previdenza complementare. Non si cita, invece, in modo esplicito il destino del Tfr per il quale il lavoratore rifiutasse il conferimento ai fondi. Par di capire che questo Tfr dovrebbe restare, come accade ora, nella disponibilità del datore di lavoro; ma potrebbe anche non essere tramontata l’idea di conferire questi trattamenti in un fondo da istituire presso l’Inps. L’ipotesi era già circolata nelle scorse settimane e l’opzione sarebbe ancora viva presso i tecnici ministeriali.

          Verso i fondi. Per la destinazione del Tfr alla previdenza complementare, la tecnica adottata è quella del silenzio-assenso: il conferimento al fondo, quindi, avverrà salvo che il lavoratore esprima una diversa, esplicita volontà. Dovrà essere una scelta informata, che riesce al momento difficile immaginare nella sua complessità: il lavoratore dovrà infatti essere informato sulla gamma di fondi fra cui scegliere, sulla loro tipologia, sulle condizioni di recesso anticipato, e — elemento di rilievo — sui «rendimenti stimati» (così il testo del Ddl delega) dell’investimento.

          Il rendimento del Tfr versato al fondo di previdenza complementare dipende, infatti, da quanto renderanno gli investimenti effettuati. Se il lavoratore non esprimerà alcuna scelta, nemmeno in relazione al fondo di destinazione, entro sei mesi dall’entrata in vigore del decreto legislativo che darà attuazione alla delega (oppure, per i nuovi assunti, entro sei mesi dall’assunzione) saranno applicate modalità tacite di conferimento del Tfr a fondi «istituiti o promossi dalle Regioni, tramite loro strutture pubbliche o a partecipazione pubblica, oppure in base ai contratti o agli accordi collettivi», con modalità che saranno individuate dal decreto legislativo di attuazione (articolo 1 del Ddl delega, lettera e, n. 2).

          Secondo pilastro trasparente. Il meccanismo di conferimento del Tfr dovrà, peraltro, essere preceduto da un’azione di omogeneizzazione delle modalità di informazione da parte dei fondi, così come dovrà essere assicurata la libera adesione e circolazione dei lavoratori all’interno del sistema della previdenza complementare, di cui dovranno essere necessariamente uniformate le regole per consentirne la comparazione.

          La delega prevede, altresì, che eventuali contributi del datore di lavoro da destinare alla previdenza complementare confluiscano nello stesso fondo previdenziale al quale è versato il Tfr; in questo senso, al fondo pensione è attribuita la contitolarità con l’iscritto del diritto alla contribuzione, compreso il Tfr, e il fondo è titolato a rappresentare il lavoratore nelle controversie aventi per oggetto questo diritto oltre che il risarcimento del danno per il mancato conseguimento del rendimento che sarebbe derivato dall’investimento.