Tfr, rispunta la cartolarizzazione

02/11/2001



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Tfr, rispunta la cartolarizzazione
Il Tesoro spinge: può fruttare 60mila miliardi
Tremonti vuole risorse per le privatizzazioni, tiepida Confindustria. Cofferati: pensioni, no alla delega

GIORGIO LONARDI


PASSARIANO (UDINE) – Cartolarizzare il Tfr futuro per rastrellare in un colpo solo 5060 mila miliardi. Un’operazione che da una parte consentirebbe di lanciare una nuova fase di dismissioni quando la Borsa ricomincerà a tirare. Mentre dall’altra verrebbero create le risorse per promuovere velocemente i fondi pensione integrativi. Ecco l’ipotesi a cui sta lavorando il ministero dell’Economia anticipata ieri al convegno delle Generali a Villa Manin di Passariano dallo stesso Giulio Tremonti. Il traguardo: «Immettere nel tessuto economico di questo Paese», ha spiegato il ministro, «una massa critica di denaro capace di modificare radicalmente la struttura del nostro capitalismo». Quanto allo strumento tecnico dovrebbe essere un decreto sulla cartolarizzazione già approvato nel 1999 che permette volontariamente al lavoratore d’intesa con l’impresa di anticipare al fondo pensioni il Tfr futuro. Il tutto con grande beneficio per le privatizzazioni.
Intanto dal fronte sindacale provengono segnali di guerra sulla riforma del welfare. E Cgil, Cisl e Uil si ricompattano contro l’ipotesi che il governo utilizzi la delega per far passare il provvedimento a scatola chiusa. Dice a Perugia Sergio Cofferati rivolgendosi agli operai della Nestlè: «Al Governo non interessa la verifica sulla spesa previdenziale: vogliono cambiare e basta, al di là dei dati». Rincara la dose Guglielmo Epifani, numero due della Cgil: «Quello sulla previdenza è un confronto finto. Quando ci si vuol confrontare davvero si ascoltano le opinioni degli altri. Ora è una specie di recita che non produce nulla».
E un «no alla delega sulle pensioni» utilizzata «come una minaccia» proviene anche da Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl. Pezzotta sostiene quindi che il governo deve impegnarsi a garantire che «il parere del sindacato sia vincolante». Mentre Silvano Miniato segretario della Uil pensionati fa capire che sulla partita pensioni il sindacato è compatto: «Il governo non si illuda», dice, «sulla previdenza accordi separati non ce ne saranno».
Il clima è dunque bollente. E questo spiega la cautela con cui ieri a Passariano sia stato affrontato il nodo della riforma del welfare da Stefano Parisi, direttore generale di Confindustria e da Guidalberto Guidi, il consigliere incaricato per le le relazioni industriali. Guidi si è limitato a ribadire che le aziende sono disposte a mettere sul piatto il Tfr per lanciare la previdenza integrativa a patto che ci sia una riforma complessiva del mercato del lavoro. L’idea della cartolarizzazione del Tfr invece è piaciuta molto ad Alfonso Desiata, il presidente dell’Ania. «La massa di denaro rastrellata in questo modo dai fondi integrativi», ha osservato, «potrebbe essere utilizzata anche per le grandi opere infrastrutturali. Un esempio potrebbe essere il Ponte sullo Stretto di Messina».

Quanto al presidente delle Generali Gianfranco Gutty ha sottolineato che la spesa pensionistica italiana è talmente alta da «sottrarre di fatto risorse da altri canali distributivi dello stato sociale», come gli ambiti «della sanità, della famiglia e dell’assistenza». Per Gutty, l’Italia «presenta un welfare sbilanciato rispetto agli altri Paesi europei con una spesa pensionistica che incide per oltre il 62% sul totale delle uscite della protezione sociale».