«Tfr, questa riforma va riscritta»

25/07/2005
    domenica 24 luglio 2005

    Le critiche: nel decreto agevolazioni insufficienti per lavoratori e aziende, assicurazioni favorite

      «Tfr, questa riforma va riscritta»

        Da imprese e sindacati un documento comune indirizzato a Maroni

          Enrico Marro

            ROMA – Sbilanciato a favore delle assicurazioni, carente di agevolazioni fiscali per i lavoratori, insufficiente a compensare le imprese per la perdita del Tfr. I sindacati e le associazioni dell’industria, del commercio e dell’artigianato bocciano il decreto di attuazione della riforma della previdenza integrativa varato dal governo e ne chiedono la riscrittura. Lo fanno in un nuovo accordo (la bozza è lunga 5 cartelle) che sarà inviato domani al ministro del Lavoro, in vista dell’incontro, mercoledì, con lo stesso Roberto Maroni. Le parti sociali avevano già concluso un’intesa, a febbraio, prima del varo del decreto, dove suggerivano le soluzioni secondo loro da adottare. Ma ora sostengono che il provvedimento inviato da Maroni al parere delle Camere è stato scritto «disconoscendo» quanto richiesto e le prescrizioni della stessa legge delega 243 del 2004 (riforma delle pensioni).

            Il ministro, che nei giorni scorsi aveva detto di essere pronto anche a cambiamenti radicali del decreto, ieri ha fissato due paletti: «I principi della delega devono essere rispettati e se sono previste risorse aggiuntive bisognerà fare i conti con il ministero dell’Economia». Poiché nel documento delle parti sociali si chiede, tra l’altro, di tagliare il costo del lavoro, di aumentare le agevolazioni e le compensazioni, è chiaro che ci vorrebbero ulteriori stanziamenti di bilancio. Che molto difficilmente saranno concessi da Domenico Siniscalco. In questo caso, però, il decollo del nuovo sistema, cioè il conferimento del Tfr (trattamento di fine rapporto) ai fondi pensione dal prossimo primo gennaio, sarebbe a rischio. Lo stesso ministro sa che senza la collaborazione di imprese e sindacati sarà complicato convincere il lavoratore ad abbandonare la liquidazione per passare ai fondi. Nel sindacato aumenta lo scetticismo. «Maroni non è credibile», dice il leader della Fiom, Gianni Rinaldini.

            Secondo le parti sociali il decreto nega la «centralità» dei fondi pensione contrattuali, cioè quelli istituiti con accordi tra le stesse parti, perché li mette sullo stesso piano delle polizze individuali offerte dalle assicurazioni. Bocciata anche la «portabilità», cioè l’obbligo per le aziende di versare il contributo per la previdenza integrativa previsto dal contratto anche se il lavoratore sceglie un fondo che non è di natura contrattuale. Sindacati e imprese chiedono inoltre di cancellare dal decreto la possibilità che accordi di livello aziendale stabiliscano di destinare il Tfr a fondi diversi da quello previsto dagli accordi nazionali.

            Altro punto delicato è quello delle «compensazioni». La delega, ricordano imprese e sindacati, prevede che il conferimento del Tfr ai fondi avvenga «senza oneri per le imprese», come ha più volte rivendicato il vicepresidente della Confindustria, Alberto Bombassei. Oggi l’accantonamento per la liquidazione (un flusso annuo di oltre 13 miliardi di euro) resta in azienda e costituisce per la stessa una fonte di finanziamento più conveniente del credito bancario. La riforma prevede tre misure per compensare le imprese che perderanno il Tfr: agevolazioni sul credito, taglio del costo del lavoro, eliminazione del contributo all’Inps per il fondo di garanzia sulle liquidazioni. Nel decreto, invece, manca la seconda misura e le altre sono «non soddisfacenti», dice il documento indirizzato a Maroni. Insufficiente, aggiungono le parti sociali, anche il trattamento fiscale. Tre le richieste. 1) Che accanto al tetto di contributi deducibili (5.164,57 euro) sia ripristinato il limite del 12% del reddito, «prevedendo l’applicazione del regime più favorevole al lavoratore». 2) «L’abrogazione» dell’imposta sostitutiva dell’11% sul rendimento dei fondi. 3) Un sistema di «aliquote privilegiate» sulle prestazioni pensionistiche che verranno erogate dalla previdenza integrativa.

                La proposta del Welfare

                Nella proposta originale del ministro Roberto Maroni è previsto il passaggio del Tfr alla previdenza complementare a partire dal gennaio del prossimo anno. Per venire incontro alle esigenze delle aziende è previsto un meccanismo che coinvolge le banche, le quali dovrebbero intervenire con finanziamenti ad hoc, tali però da non gravare sui bilanci delle stesse aziende.