Tfr, pronto il piano del Welfare

06/06/2005
    sabato 4 giugno 2005

      Pagina 37- Economia

        Maroni convoca le parti sociali per giovedì. Fisco, scattano 80 mila controlli per commercianti, artigiani e piccoli imprenditori
        Tfr, pronto il piano del Welfare
        Deduzioni al 6% per le imprese, agevolazioni sulle prestazioni

          ROMA – Maroni gioca la carta del rilancio della previdenza integrativa. Dopo oltre due mesi di stop nel confronto tra Governo e sindacati, ieri il ministro del Welfare Roberto Maroni ha convocato le parti sociali per giovedì 9 giugno, per un confronto sul decreto di attuazione della parte della delega di riforma del sistema previdenziale sul Tfr e i fondi complementari.

          «Dirò – ha spiegato il ministro a «Repubblica Radio» – che il decreto è pronto. Lo porto al consiglio dei ministri per la prima decisione, poi aprirò il confronto con le parti sociali articolo per articolo. Quasi tutti i problemi sono risolti. Il 90 per cento del lavoro per far partire la previdenza integrativa è fatto». Cauta la reazione dei sindacati: «Dietro l´improvvisa accelerazione del governo sul fronte della riforma del Tfr, dopo mesi in cui non è successo nulla, c´è qualcosa che non torna. Il rischio è quello di un grande flop», ha detto il leader della Cgil Epifani. Cisl e Uil avvertono comunque che serve un «testo condiviso» e invitano a «non bruciare le tappe».

          Intanto riparte la caccia agli evasori con una maxi-operazione verità sugli studi di settore. Gli ispettori dell´Agenzia delle Entrate nei prossimi giorni – in base ad alcune direttive inviate la scorsa settimana agli uffici decentrati – effettueranno controlli blitz, e poi verifiche più approfondite, nei confronti di 80 mila commercianti, artigiani, piccoli imprenditori già individuati e considerati a rischio. L´obiettivo sarà quello di scoprire perché, nonostante mostrino indici di produttività particolari, si sono limitati a dichiarare il reddito minimo richiesto dal fisco con gli studi di settore.

          Tornando alla bozza del decreto-Maroni, tra le novità figurano le compensazioni alle imprese, le agevolazioni fiscali sulle prestazioni previdenziali, ma anche una nuova formulazione delle regole per il versamento del Tfr nei fondi pensione in caso di silenzio assenso. I sindacati, soddisfatti per la ripresa del confronto, hanno ribadito la loro richiesta di ricalcare il decreto sull´avviso comune siglato dalle parti sociali, evitando rischi connessi alle pressioni dei datori di lavoro sul Tfr.

          Il decreto di attuazione della delega di riforma della previdenza dovrà essere messo a punto in tempi brevi (il termine per l´approvazione è fissato a ottobre). Se entro sei mesi dall´entrata in vigore del decreto il lavoratore non si esprimerà sulla destinazione del proprio Tfr (a quale fondo versarlo o se lasciarlo in azienda), il datore di lavoro potrà versarlo nel fondo contrattuale, a meno che non sia intervenuto un accordo aziendale.

          Le aziende che dovranno rinunciare alla fonte di finanziamento rappresentata attualmente dal Tfr potranno dedurre dal reddito d´impresa un importo pari al 4 per cento che sale al 6 per cento sotto i 50 dipendenti. La prestazione pensionistica sarà tassata al 15 per cento e calerà dello 0,30 per ogni anno di versamento al fondo pensione.

            (r. p.)