Tfr, primo sì alla riforma da sindacati e Confindustria

14/09/2005
    mercoledì 14 settembre 2005

      Pagina 36 – Economia

        Ieri incontro tra le parti sociali. Oggi giunta degli industriali. Resta il nodo dell´accesso al credito

          Tfr, primo sì alla riforma
          da sindacati e Confindustria

            Maroni: possibili altre modifiche, accordo più vicino

              ROBERTO MANIA

              ROMA – Primi sì delle parti sociali alla riforma del Tfr. I sindacati e le associazioni delle imprese (in tutto 23 sigle) hanno esaminato ieri l´ultima versione della bozza di decreto presentata dal ministro del Welfare, Roberto Maroni, e hanno parlato di «significativi avanzamenti» rispetto al testo precedente. Per oggi si attende il giudizio della giunta della Confindustria, convocata in seduta straordinaria. Difficile, tuttavia, che a questo punto arrivi una bocciatura da Viale dell´Astronomia, visto l´orientamento condiviso con le altre organizzazioni. «Ora – ha detto il segretario confederale della Cisl Pier Paolo Baretta – ci sono le condizioni perché la riforma vada in porto». D´altra parte Maroni si è detto disposto ad altre modifiche e integrazioni per venire incontro alle richieste di sindacati e imprese. E ha aggiunto: «Se passiamo lo scoglio della Confindustria, possiamo dire di essere molto vicino ad una conclusione positiva».

              I passi avanti – riconosciuti anche dal leader della Cgil, Guglielmo Epifani – riguardano l´impianto normativo complessivo della riforma, il ruolo centrale che viene affidato alle parti sociali e la corsia preferenziale attribuita ai fondi chiusi (quelli promossi dagli accordi sindacali) nel caso di silenzio-assenso del lavoratore per destinare il Tfr alla pensione integrativa. Restano, però, ancora alcuni ostacoli da superare. Il più complicato è quello delle facilitazioni per l´accesso al credito.

              Attualmente le aziende (in particolare quelle di piccole dimensioni) utilizzano gli accantonamenti del Tfr (quasi 13 miliardi l´anno) per autofinanziarsi. È una sorta di prestito del lavoratore, concesso a tassi particolarmente vantaggiosi. Se il Tfr andrà ai fondi, le aziende dovranno ricorrere alle banche. Escluso un meccanismo automatico di concessione del credito, Maroni sta stringendo un protocollo con l´Abi (l´associazione delle banche) per facilitare i prestiti a tutte le imprese, tranne quelle ad un passo dal fallimento. L´Abi ha convocato per la prossima settimana il suo esecutivo, ma intanto proseguono gli approfondimenti tecnici con il Welfare. «Stiamo ancora lavorando», ha detto il direttore generale dell´Abi, Giuseppe Zadra. Un Fondo di garanzia, interamente finanziato dallo Stato, coprirà i rischi legati ai prestiti.

              Tra i problemi, quello relativo alla compensazione dei costi che le imprese dovranno sostenere rinunciando al Tfr e rivolgendosi alle banche. Maroni ha garantito che l´operazione sarà «a costo zero» annunciando una fiscalizzazione di alcuni cosiddetti oneri impropri (gli assegni familiari, l´indennità di malattia e di maternità) ma, al di là della promessa, non si sa né quale sarà il meccanismo né la relativa copertura. «È un capitolo ancora non chiaro», ha commentato il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti.

                C´è poi almeno una terza modifica di rilievo che chiedono Cgil, Cisl e Uil: la possibilità per il lavoratore che è stato licenziato di riscattare la propria posizione assicurativa subito dopo l´interruzione del rapporto di lavoro e non (come prescrive la bozza di Maroni) quattro anni dopo. Una richiesta su cui non dovrebbero esserci obiezioni del ministero. Le 23 organizzazioni torneranno a riunirsi lunedì per scrivere gli "emendamenti" al decreto che da oggi comincia il suo iter parlamentare.