“Tfr” «Prima di parlare, venda Mediolanum»

19/10/2005
    mercoledì 19 ottobre 2005

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    «Prima di parlare, venda Mediolanum»

      Epifani: frasi inutilmente e stupidamente offensive. Persino Maroni si dissocia

        di Felicia Masocco / Roma

          RELATIVA «cultura democratica», forte invece «la difesa del suo personale e privato interesse». Per Guglielmo Epifani «Berlusconi non sa quello che dice. È offensivo, inutilmente e stupidamente». E poi aggiunge quello che è stato chiaro fin dalle prime battute di questa legislatura, «non ha mai voluto trattare seriamente e riconoscere il ruolo dei sindacati, prima ha cercato di dividerli e poi non ne ha mai riconosciuto la rappresentanza e il valore democratico». Chiamati in causa in quanto presunti destinatari di regalie sul Tfr, i sindacati ci mettono poco a replicare. Gli argomenti non mancano, non solo alla Cgil, che pure alle accuse di fare opposizione ci ha fatto il callo. Va su tutte le furie la Cisl che con il premier in tempi che sembrano lontanissimi ha stretto accordi. «Le sue affermazioni sono gravissime e inaccettabili», dice il segretario confederale Pierpaolo Baretta e ricorda al proprietario di Mediolanum che il trattamento di fine rapporto «è salario dei lavoratori e non è disponibile per manovre delle assicurazioni». Ma tant’è. «Per lui è difficile comprendere gli interessi generali», aggiunge il numero due della Uil Adriano Musi. Né comprende e riconosce il ruolo di chi rappresenta milioni di lavoratori.

            Il premier non è nuovo a questo tipo di attacchi, ha irriso manifestazioni oceaniche, ridotte a «gite gratis con tanto di pranzo al sacco», scioperi generali a «parziali, parzialissimi» perché non vi avrebbero partecipato tutti i 21 milioni di lavoratori italiani. Per non parlare della gravissima associazione tra piazza e pallottole che metteva sullo stesso piano l’assassinio di Marco Biagi e le manifestazioni di dissenso alla modifica dell’articolo 18. Nessuna simpatia per i sindacati e neanche rispetto, allora e tantomeno ora, con 17 miliardi in ballo ogni anno. Per tutta la giornata le accuse di conflitto di interessi hanno tenuto banco, tanto nelle parole dei sindacati quanto in quelle di esponenti dell’opposizione.

            «Decenza vorrebbe che prima di parlare di Tfr Berlusconi vendesse Mediolanum» gli manda a dire il responsabile economico della Cgil Beniamino Lapadula che ricorda una «chicca» e cioè quel miliardo di euro all’anno in più che la controriforma fiscale Berlusconi-Tremonti sottrae alle tasche degli italiani tassando il Tfr.

              Gli argomenti proprio non mancano. «Regali? Berlusconi li confonde con i diritti» è il commento di Renzo Innocenti, vicepresidente del gruppo Ds alla Camera. «Le sue parole mostrano la sua visione distorta della democrazia. Per chi è con lui mette a disposizione regali e leggi ad personam; chi lo critica è messo a tacere, chi addirittura si permette di rappresentare interessi generali o di una parte dev’essere punito». Basteranno – si chiede il parlamentare – l’indignazione di Alemanno e Maroni a far vendere Mediolanum a Berlusconi?

                Il ministro Maroni si dissocia dalle parole del premier, «Spiace dirlo -azzarda- ma questa volta ha ragione Epifani. Il premier è stato male informato». Il ministro Alemanno si schiera con Maroni. Nel governo è di nuovo scontro, si tratta di vedere come andrà a finire. Entrambi i ministri sostengono che non si può fare la riforma del Tfr senza il consenso delle parti sociali, sindacati ma anche imprese. Ed è quello che dice l’opposizione «per questo- spiega Giovanni Battafarano capogruppo Ds in commissione Lavoro -è più che mai positivo che un ampio fronte di forze sociali si sia trovato unito e abbia siglato un avviso comune, firmato da ben 22 organizzazioni». In un altro paese europeo un accordo di questo tipo sarebbe già legge. Ma in altri paesi non ci sono premier-assicuratori e se ci sono sanno che i fondi contrattuali non sono dei sindacati, ma sono gestiti insieme dalle imprese e dai lavoratori. Su questa scia il commento delle Acli, i lavoratori cattolici, «Berlusconi parla di quei soldi come se fossero i suoi – afferma il presidente Luigi Bobba – ma sbaglia. Quei soldi appartengono ai lavoratori e in democrazia non esistono regali ma solo diritti». O, per dirla con l’Ugl, «l’Italia non è ancora un principato che dispensa regali al sindacato ma uno Stato che rispetta i corpi intermedi».