Tfr nei Fondi, silenzio assenso per 2-3 anni

17/02/2004


MARTEDÌ 17 FEBBRAIO 2004

 
 
Pagina 41 – Economia
 
 
Tfr nei Fondi, silenzio assenso per 2-3 anni
Maroni: senza la riforma delle pensioni scoppierà una bomba atomica sociale
          Il ministro annuncia la misura in via sperimentale. Giovedì la proposta definitiva del governo e l´incontro con i sindacati

          "I giovani fra 30-35 anni si ritroveranno con un assegno ridotto al minimo"
          RICCARDO DE GENNARO


          ROMA – Forse ci siamo. Giovedì prossimo il governo farà conoscere la sua «proposta definitiva» di riforma delle pensioni: l´incontro con i sindacati, fissato nella stessa giornata, sarà quello «finale». Lo ha dichiarato ieri il ministro del Welfare, Roberto Maroni, il quale difende la riforma dell´esecutivo: «Se non mettiamo mano alle pensioni accadrà che tra 30-35 anni, quando i giovani si ritroveranno con una pensione ridotta al minimo, scoppierà la bomba atomica sociale».
          Maroni ha anticipato una correzione alla modifica già decisa in tema di Tfr: la formula del silenzio-assenso per il trasferimento delle future quote del Trattamento di fine rapporto (nella delega era prevista l´obbligatorietà) sarà sperimentale: «Non so se il meccanismo del silenzio-assenso – ha detto Maroni davanti agli industriali di Belluno – è sufficiente. Io spero di sì, noi prevediamo d´altronde di partire con questo sistema e di fare il punto tra due-tre anni per vedere se ha funzionato». Non pochi esperti, in effetti, dubitano della propensione dei lavoratori a cedere il loro Tfr ai Fondi pensione, chiusi (cioè aziendali) o aperti che siano.
          Nel governo si fa strada intanto una proposta che dovrebbe mantenere inalterato l´obiettivo di un risparmio dello 0,7 per cento sul Pil nella spesa previdenziale, obiettivo non garantito dal raggiungimento nel 2008 di «quota 96» (il mix tra età contributiva ed età anagrafica per la pensione di anzianità), indicato dalla commissione Lavoro del Senato. La proposta dovrebbe essere quella di un aumento secco nel 2008 dell´età pensionabile da 57 a 60 anni e di un aumento di un anno di quella contributiva (60+36 uguale 96), ma con il successivo innalzamento dell´età contributiva di un anno ogni due anni per arrivare a 38 (quota 98) nel 2012. Il che, affiancato alla chiusura, sempre nel 2008, di due finestre su quattro per l´uscita verso la pensione di anzianità dovrebbe l´obiettivo dello 0,7 per cento.
          Perché il governo – a prescindere dalla velocità che deciderà di imprimere al cammino della riforma – tiene duro sull´invarianza del risparmio? Perchè teme di incorrere nel peggioramento del giudizio di rating sul debito, dopo una manovra tutta di una tantum e con l´indebolimento dell´unica misura strutturale, quella sulle pensioni. «In caso di declassamento dovremmo spendere 2-3 miliardi di euro in più all´anno, vanificando la riforma delle pensioni», ha confermato Maroni. Nel frattempo, il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, ieri in direttivo ha sottolineato che «per noi l´innalzamento dell´età pensionabile non può essere un tabù, ma questo non c´entra nulla con un´idea di riforma», quella del governo, finalizzata alla «riduzione della spesa» e che «punta a tagliare in maniera iniqua e ingiustificata». Epifani ha confermato che giovedì, dopo la nuova proposta e l´incontro con il governo, Cgil, Cisl e Uil decideranno insieme che cosa fare: a questo proposito ha chiesto ai suoi il mandato per proclamare le risposte necessarie, «compreso lo sciopero».