Tfr nei fondi pensione più appetibile

09/05/2005
    sabato 7 maggio 2005

      Le novità dell’ultima bozza di decreto sulla previdenza integrativa in vista dell’incontro con le parti
      Tfr nei fondi pensione più appetibile
      Deduzione in più anni per i giovani. Alle pmi sgravio del 6%

        di Franca Floris

          Fisco agevolato, con tassazione unica e ´portabilità’ della deduzione negli anni per i più giovani. Spazio ai lavoratori a progetto e a quelli flessibili, come gli intermittenti o i ripartiti. E sgravi più consistenti per le piccole aziende. L’ultima bozza del decreto destinato a far decollare la previdenza integrativa gioca tutte le carte per aumentare l’appeal dei fondi presso i lavoratori, che saranno chiamati tra qualche mese a decidere se trasferire il proprio tfr oppure tenerlo in azienda. Come annunciato nei giorni scorsi, la nuova versione messa a punto dal sottosegretario al welfare Alberto Brambilla (e sulla quale il governo si confronterà nei prossimi giorni con le parti sociali) riunisce in un solo testo i due precedenti schemi sulla disciplina dei fondi pensione, innovando il dlgs 124/93 e dettando le disposizioni di attuazione della legge 243/2004.

          A cominciare dal meccanismo del silenzio-assenso, in base al quale i lavoratori avranno sei mesi di tempo (da settembre, nelle intenzioni del governo) per decidere se devolvere il tfr a un fondo oppure no. Per spingere alla scelta della prima opzione, il governo mette sul piatto diversi incentivi. Intanto la tassazione finale del capitale o della rendita, che sarà pari al 15% fino al 15° anno di partecipazione al fondo e che si ridurrà dello 0,30% per gli anni successivi, fino a uno sconto finale massimo del 6%. E poi il sistema di deducibilità, che consentirà di sottrarre dall’imponibile i contributi destinati ai fondi pensione fino a un importo annuo di 5.164,57 euro. È stato quindi eliminato il limite del 12% dei contributi versati attualmente vigente, con il chiaro intento di avvantaggiare i redditi più bassi.

          Una spinta all’adesione dei lavoratori più giovani viene poi dalla possibilità di diluire negli anni la deduzione non utilizzata nei primi cinque anni di adesione al fondo. Una sorta di ´portabilità’ della deduzione per chi inizierà a lavorare dopo l’entrata in vigore del decreto legislativo e che consentirà di dedurre, nei 20 anni successivi al quinto di iscrizione, la differenza tra il massimo deducibile nei cinque anni (25.822,75 euro) e quanto effettivamente versato, nel limite annuo di 2.582,29 euro. Sempre sulla strada dell’incentivazione al trasloco del tfr si collocano le possibilità di anticipazione della posizione maturata per motivi di salute, acquisto della prima casa per sé o per i figli o per ulteriori esigenze degli iscritti. Ma mentre nel primo caso la tassazione dell’anticipo segue la regola generale, negli altri due (per i quali bisogna poi attendere otto anni prima della richiesta) la tassazione prevista dallo schema di decreto è pari al 23%. Le anticipazioni potranno poi essere reintegrate e i relativi contributi saranno svincolati dai limiti di deducibilità agevolata previsti per i versamenti ordinari. In sostanza, le somme versate potranno essere dedotte anche oltre il limite di 5,164,57 euro ma solo fino a concorrenza delle imposte pagate al momento dell’anticipazione.

          L’obiettivo di ampliare il più possibile la platea dei potenziali aderenti alla previdenza complementare è alla base di una nuova previsione inserita nello schema di decreto legislativo secondo la quale le fonti istitutive possono prevedere e disciplinare criteri e modalità di partecipazione alle forme pensionistiche dei lavoratori assunti sulla base delle tipologie di lavoro subordinato previste dal decreto legislativo 276/2003. Potranno essere quindi disciplinate regole contributive ad hoc per i lavoratori flessibili introdotti dalla legge Biagi, come per esempio gli intermittenti o i ´ripartiti’ per i quali peraltro più di tutti si pone il problema della copertura previdenziale, considerato che i particolari rapporti di lavoro non garantendo continuità nella contribuzione mettono a rischio la consistenza della futura pensione tradizionale.

          Per quanto riguarda infine le attese misure di compensazione a favore delle imprese che perderanno, con il trasferimento del tfr ai fondi, una fonte di autofinanziamento, l’ultima versione del testo prevede una soluzione di compromesso tra il regime attualmente vigente e quello indicato nella precedente bozza di decreto. Ossia, contro l’attuale 3% e l’ipotizzato 5%, le imprese potranno dedurre dal reddito un importo pari al 4% dell’ammontare del tfr annualmente destinato alla previdenza complementare. Misura che sale al 6% nel caso di imprese con meno di 50 addetti. (riproduzione riservata)