Tfr, Maroni prepara il trasloco

14/04/2003


          Sabato 12 Aprile 2003
          Tfr, Maroni prepara il trasloco
          Giovedì prossimo nella riunione tra governo e sindacati si discuterà dell’obbligo di trasferire i soldi delle liquidazioni ai fondi pensione. Cgil, Cisl, Uil ribadiscono la loro contrarietà. Il sottosegretario Sacconi: i sindacati non potranno modificare il testo. Uno studio dell’ Ires e dello Spi su lavoro e pensioni
          PAOLO ANDRUCCIOLI
          La prossima settimana, giovedì 17, il ministro del welfare Roberto Maroni incontrerà i sindacati. All’ordine del giorno ci sarà la delega previdenziale in discussione al senato. Il sottosegretario Maurizio Sacconi ha chiarito i termini della riunione in modo che non ci siano ambiguità. «La posizione del governo – ha dichiarato ieri il sottosegretario – è quella del disegno di legge che è già all’esame del parlamento e in seconda lettura al senato, tanto che la sede di mediazione è quella parlamentare». A cosa servirà dunque la riunione con i sindacati che hanno chiesto modifiche sostanziali alla delega del governo? «A sentire le loro ragioni – ha risposto ieri Sacconi ai giornalisti – ma le soluzioni verranno definite solo nella sede parlamentare». Secondo la versione del sottosegretario del ministero del welfare, quella di giovedì prossimo sarà dunque solo una riunione di consultazione e non di concertazione. Il testo di riforma non lo cambieranno i sindacati. A loro, almeno secondo la linea indicata dal sottosegretario ma non smentita da Maroni, spetta solo il diritto di esprimere un qualche parere. Che poi questi pareri vengano tradotti in qualcosa di concreto nessuno lo promette, né Sacconi, né tantomeno il ministro Maroni che smentendo la sua abituale loquacità, in questi giorni ha scelto la via del silenzio.

          Ma la scena si complica ulteriormente dopo l’esplicita presa di posizione della Banca centrale europea sulla necessità di attuare al più presto riforme radicali, comprese quelle che riguardano l’innalzamento dell’età pensionabile, la riduzione del peso delle pensioni pubbliche e il lancio dei fondi pensione privati. Ieri il segretario condederale della Cisl, Pier Paolo Baretta – che ha partecipato alla presentazione di una ricerca Ires-Spi Cgil sul rapporto tra lavoro e pensioni – ha detto che nella riunione di giovedì tra governo e sindacati si dovrà discutere solo della delega previdenziale. «Non c’è spazio – ha dichiarato Baretta – per allargare la discussione ad argomenti extradelega come l’anzianità». «Non c’è disponibilità da parte nostra – ha spiegato meglio il sindacalista della Cisl – ma non ho avuto sentore che il governo voglia cambiare l’ordine della discussione».

          Dunque la scena è complicata, ma chiara: Cgil, Cisl, Uil, avendo scritto anche un documento unitario su questi temi, si presenteranno all’incontro con il governo ribadendo il no alla riduzione dei contributi previdenziali e con la richiesta di eliminare dalla delega la parte che prevede l’obbligatorietà del trasferimento del Tfr ai fondi pensione. La scelta dei lavoratori sull’adesione ai fondi pensione deve rimanere libera, non può essere impostasta come prevede la delega Maroni. «Dall’incontro di giovedì prossimo – ha detto Morena Piccinini, segretaria confederale della Cgil – ci attendiamo risposte positive alle nostre richieste sulla delega previdenziale». Le risposte positive che la sindacalista della Cgil si attende riguardano proprio i punti caldi su cui tutti e tre i sindacati confederali si sono espressi: decontribuzione, parità tra i fondi, modalità di accesso alla previdenza complementare. «Abbiamo anche chiesto – ha precisato Piccinini – la sospensione del dibattito parlamentare in corso al senato».

          «L’Italia ha già fatto la riforma previdenziale e il sistema pensionistico italiano è in equilibrio», ha detto Morena Piccinini a proposito del documento della Bce. «Se ci sono problemi, riguardano il deficit e non si può rispondere tagliando i diritti pensionistici dei lavoratori». Questo significa dunque che i sindacati confederali italiani e quelli dei pensionati ribadiscono il loro no a un qualsiasi intervento sulle pensioni d’anzianità. Lo Spi Cgil ha anche espresso forti riserve sull’innalzamento dell’età pensionabile, che pure ieri, durante la presentazione del rapporto dell’Ires (presentato da Maria Luisa Mirabile) anche il professor Massimo Paci, ex presidente dell’Inps, ha incoraggiato come misura necessaria per mantenere il sistema in equilibrio. «Il problema – ha detto ieri Betty Leone, segretaria dello Spi – non è innalzare l’età pensionabile legale, ma creare un contesto più favorevole alle persone anziane nel mondo del lavoro». Riferendosi proprio alla ricerca dell’Ires, Betty Leone ha detto che i lavoratori «sceglierebbero anche di mantenere l’occupazione se avessero alcune garanzie». Funzionerebbe molto di più un sistema che invoglia le persone avanti con l’età a rimanere al lavoro, piuttosto che una imposizione per legge.

          Da questo punto di vista sono interessanti i risultati della ricerca («Lavoro e pensione, diagnosi di un rapporto critico», Ediesse edizioni). L’Ires ha intevistato 800 persone e le ha divise in tre categorie: lavoratori-lavoratori, lavoratori quasi pensionati, pensionati lavoratori. Sono state analizzate le risposte sulle motivazioni delle scelte e sui bisogni dei lavotori pensionati o futuri pensionati. Molto interessanti le risposte a proposito dei motivi reali che spesso spingono alla fuga dal lavoro.