Tfr, Maroni e Ania ai ferri corti

12/10/2005
    mercoledì 12 ottobre 2005

      Pagina 9 – Economia

        la polemica

          Il titolare del Welfare conferma il testo del decreto. Le assicurazioni: aut aut inaccettabile

            Tfr, Maroni e Ania ai ferri corti
            Il ministro: "Basta interferenze"

              ROMA – Tensione alle stelle sulla riforma del trattamento di fine lavoro. Sul provvedimento, già presentato al Consiglio dei ministri la scorsa settimana e rinviato di 30 giorni, divampa la polemica fra ministero del Welfare e compagnie assicurative. Ieri il ministro Maroni, esprimendo una «fede incrollabile» sul fatto che la riforma alla fine sarà varata, ha precisato che non intende modificare il testo. L´atteggiamento non è piaciuto all´Ania: l´associazione che raggruppa le imprese assicuratrici ha espresso «preoccupazione» per il fatto che Maroni, dichiarando che il provvedimento non può essere emendato, metterebbe Parlamento e governo «di fronte ad un inaccettabile aut-aut».

              L´osservazione ha ulteriormente irritato il ministro: «L´Ania sia meno aggressiva e più rispettosa per le istituzioni, smettendola di interferire così pesantemente nei lavori parlamentari – ha detto – Le sue ragioni sono note e ogni convulsione ulteriore può portare solo danni alla sua causa».
              Gianni Alemanno, ministro delle Politiche agricole, schiera An con Maroni: «Il provvedimento sarà sicuramente approvato nei tempi giusti» ha detto, aggiungendo che le modifiche saranno quelle richieste da sindacati e imprese. E dalla parte di Maroni sembra essere anche il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta, tornato a chiedere un incontro con il governo. «Sul Tfr stiamo ancora aspettando di essere convocati» ha detto, precisando però che quanto alla posizione dell´Ania «mi fido del ministro, avendo comunque anch´io un sospetto».

              La questione che ha portato l´un contro l´altro Welfare e compagnie riguarda il nodo sulla portabilità del contributo del datore di lavoro.

              Nella versione del testo del ministro non può essere, appunto, «portato» alle forme di previdenza complementare diverse dai fondi chiusi. Ora se le Commissioni formulassero un parere diverso rispetto al precedente, il ministro potrebbe chiedere che non ci si attenga ad esso e quindi che non si modifichi il provvedimento (il secondo parere non è vincolante).

                Oggi, comunque, è prevista anche una riunione tra le confederazioni e le categorie per affrontare la questione. In particolare, i rappresentanti dei lavoratori non accetteranno mai che il contributo dell´azienda possa andare ad un fondo diverso da quello contrattuale. Clausola che – ricordano – è previsto negli stessi contratti collettivi.