Tfr: Maroni chiama Montezemolo

11/07/2005
    domenica 10 luglio 2005

    Pagina 52 – Economia

      I sindacati: dubbi sulla copertura della riforma. Dpef, Baldassarri chiede 15 miliardi per lo sviluppo

        «Tfr, insieme contro le banche»
        Maroni chiama Montezemolo

          ROBERTO MANIA

            ROMA – Roberto Maroni, ministro del Welfare, va all´attacco delle banche. E chiede alla Confindustria di Luca di Montezemolo di schierarsi con il governo per costringere gli istituti di credito ad accettare un meccanismo automatico per l´accesso al prestito da parte soprattutto delle piccole imprese che, con la riforma della previdenza complementare, non potranno più disporre del Tfr (il trattamento di fine rapporto) per il proprio autofinanziamento. «In questo campo – dice Maroni – Confindustria e Montezemolo hanno certamente più forza e più potere del governo. Facciano con noi, e con i sindacati, questa battaglia. Perché da solo temo di non farcela».

            A due giorni dall´avvio del negoziato con le parti sociali sullo schema di decreto approvato dal Consiglio dei ministri (l´appuntamento è per martedì prossimo), il titolare del Welfare indica così nel ruolo delle banche (rappresentate dall´Abi) l´unica vera incognita sul percorso della riforma. Ottimismo per nulla ricambiato dai sindacati che, al contrario, avanzano dubbi sulla copertura finanziaria del provvedimento, come peraltro aveva già fatto il viceministro dell´Economia, Mario Baldassarri. Tanto è vero – dicono in Cgil – che nella stessa relazione tecnica al decreto consegnata in Parlamento e preparata dal ministero dell´Economia – il governo ipotizza un afflusso di risorse pari a circa 5,76 miliardi a regime, nel 2014, contro i 10 miliardi di cui, invece, aveva parlato Maroni. «Ora – sostiene il responsabile del dipartimento economico della Cgil, Beniamino Lapadula – è possibile pure che si tratti di stime al ribasso, ma non si capisce perché il ministro parli di 10 miliardi. È più probabile, quindi, che da tutta questa grande attività dell´esecutivo verrà fuori che la montagna finirà col partorire un topolino». E con «preoccupazione» guarda alla «parziale copertura del decreto» anche il segretario generale aggiunto della Uil, Adriano Musi. Replica di Maroni: «Non c´è alcun problema di copertura. E, con tutto il rispetto per i tecnici dell´Economia, prevedere cosa accadrà nel 2014 mi pare un po´ presuntuoso. In ogni caso queste sono le classiche stime prudenziali della Ragioneria. La vera sfida, comunque, non è nel 2014, ma il prossimo anno, nel 2006, quando dovremo fare tutti gli sforzi possibili per convincere i lavoratori ad aderire ai fondi integrativi utilizzando il loro Tfr».

              Quello della compensazione delle imprese dalla "perdita" del Tfr rischia, dunque, di essere il primo ostacolo da superare, mentre il governo prepara la Finanziaria da 25 miliardi – ha annunciato Baldassarri – di cui 15 per lo sviluppo. Oggi – tornando al Tfr – le aziende possono usufruire di un prestito a tassi vantaggiosi (l´1,5 per cento più 75 per cento dell´inflazione dell´anno precedente) concesso loro dai dipendenti ai quali lo restituiscono al termine del rapporto di lavoro. Quando il Tfr andrà a finanziare la previdenza complementare, le imprese dovranno accedere esclusivamente al prestito bancario. Maroni propone che sia automatico, tanto che ha previsto un Fondo pubblico di garanzia. Le banche, pur accettando un percorso facilitato, ritengono di non potere rinunciare ai tradizionali processi di istruttoria per ottenere le garanzie.