Tfr: Maroni attacca Palazzo Chigi

07/10/2005
    venerdì 7 ottobre 2005

    Pagina 41 – Economia

      Nel documento del governo alle Camere si afferma la totale parità tra fondi negoziali e fondi aperti

        Tfr, Maroni attacca Palazzo Chigi
        "Sostiene le tesi degli assicuratori"

          Il ministro convoca i sindacati: "E ora la riforma può saltare"

            ROBERTO MANIA

              ROMA – Rasenta lo scontro istituzionale quello sulla riforma del Tfr. Palazzo Chigi ha inviato ieri alle Camere il verbale della riunione del Consiglio dei ministri con il quale il governo chiede un nuovo parere al parlamento. Ma nel documento (quattro pagine firmate dal sottosegretario alla Presidenza, Gianni Letta) si finisce sostanzialmente per ribaltare lo stesso obiettivo della delega: non più il decollo della previdenza complementare, alimentata con il flusso del trattamento di fine rapporto, bensì «la parità concorrenziale tra i fondi», chiusi (cioè di origine contrattuale) e aperti (quelli promossi dalle assicurazioni, dalle banche e dalle sim). Da qui la reazione del ministro del Welfare, Roberto Maroni: «Sono sorpreso per alcuni passaggi contenuti nel documento. Il quale – aggiunge – riporta argomenti esterni che non sono stati oggetto della discussione avvenuta nel Consiglio dei ministri e che sembrano riprendere tutte le argomentazioni contrarie alla delega sostenute nella scorsa settimana proprio dall´Ania». In diversi passaggi il verbale di Palazzo Chigi sposa le richieste delle assicurazioni: dalla portabilità del contributo del datore di lavoro da un fondo, al depotenziamento del ruolo della Covip (l´authority dei fondi previdenziali) a vantaggio dell´Isvap, l´istituto che vigila sulle compagnie. Anche la funzione della contrattazione – considerata centrale dalla Confindustria e dai sindacati – ne esce decisamente ridimensionata.

              Sulla sua linea il ministro leghista, oltre alla solidarietà del collega Roberto Calderoli («se Maroni dovesse dare dimissioni, a seguire verrebbero immediatamente anche le mie»), ha ritrovato i sindacati. «Il governo – ha dichiarato il segretario confederale della Cgil Morena Piccinini – si è schierato con le assicurazioni, ma non avrà i soldi dei lavoratori». Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno chiesto un incontro che questa volta Maroni ha accolto, diversamente dai giorni scorsi quando aveva fatto cadere nel vuoto la richiesta, e ha detto di condividere le preoccupazioni dei sindacati. La riunione ci sarà la prossima settimana, durante la quale il ministro punta anche a incontrare i presidenti delle Commissioni Lavoro delle Camere, «per evitare – ha detto – che i principi fondamentali che costituiscono l´accordo con le parti sociali siano stravolti e per contrastare ogni tentativo di affossare la delega previdenziale».

              Oltre a esprimere preoccupazione per l´altolà di Palazzo Chigi, i sindacati hanno ribadito che non sono disposti ad accettare una moratoria per l´applicazione del principio del "silenzio-assenso" nelle piccole aziende che hanno problemi di accesso al credito, né la possibilità che il contributo del datore di lavoro si possa trasportare da un fondo contrattuale a uno aperto, visto che sono proprio i contratti di lavoro a regolarlo. Infine, Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno invocato «trattative alla luce del sole e non attraverso pressioni occulte».

                Le obiezioni dei sindacati sono state "usate" dal ministro delle Politiche Agricole, Gianni Alemanno (An) per dimostrare che non erano solo le assicurazioni ad essere contrarie alla proposta Maroni. «E Alleanza nazionale – ha aggiunto Alemanno – non appartiene al partito delle assicurazioni». Così anche il partito di Giorgio La Malfa, il quale sulla Voce repubblicana ha spiegato che le sue uniche preoccupazioni sono state quelle della compatibilità della riforma con le regole europee e non quelle di essere «il capofila di alcunché». Infine, dopo anni di discussione sulla riforma, il ministro dei Beni culturali, Rocco Buttiglione ha invitato tutti a «non prendere decisioni precipitose».