“Tfr” Mancano i soldi: sindacati in allarme

07/09/2005
    mercoledì 7 settembre 2005

      TRATTATIVE PRESSING DELLE PARTI SOCIALI SU MARONI

        Tfr, mancano i soldi
        Sindacati in allarme

          ROMA
          E’ una battaglia su più fronti quella che il governo sta combattendo per arrivare ad una stesura definitiva del documento sulla riforma della previdenza integrativa e del Tfr (trattamento di fine lavoro). Il tempo stringe e venerdì mattina il ministro del Welfare Maroni dovrà presentare la bozza alle parti sociali. Lo attende un fuoco di fila. Da un lato i sindacati, dall’altro assicurazioni e banche. In mezzo le imprese. Sul tappeto il nodo delle compensazioni.

            Il governo prova ad ostentare ottimismo. «Ci stiamo lavorando – dice Alberto Brambilla, sottosegretario al Welfare -. Non è che dobbiamo riscrivere tutto. Il testo del provvedimento, approvato dal Consiglio dei Ministri, è attualmente al Parlamento. Stiamo cercando di allineare le richieste delle parti sociali e d’inserirle in alcuni articoli. Le parti sociali hanno concordato su alcuni punti da modificare e noi stiamo lavorando su questi punti».

              Anche Maroni ieri, in un’intervista al Manifesto, si diceva «ottimista» alla luce del fatto che la «volontà negoziale» del meccanismo del silenzio-assenso, uno dei punti cardine su cui verte l’accordo coi sindacati, sarà al centro del testo. «Questo – confessava entusiasta il titolare del Welfare – cambia l’impostazione della delega. Inizialmente, nel caso di silenzio del lavoratore, era il datore di lavoro a decidere la destinazione del Tfr. Ora invece se il lavoratore non si pronuncia, il Tfr andrà nel fondo di categoria o in quello deciso dal contratto».

                Un passo avanti ma l’accordo con i sindacati sarebbe ancora lontano. La conferma giungeva nel pomeriggio, quando, a margine della presentazione del centenario della Cgil, il segretario nazionale Guglielmo Epifani intimava al governo di «dire se sul Tfr intende accogliere la nostra impostazione». Sulla stessa linea Pierpaolo Baretta, segretario confederale della Cisl che annunciava: «Verificheremo se le nostre proposte sono state accolte». Nel frattempo l’Ania faceva sapere di essere preoccupata per l’eventualità che la richiesta dei sindacati venisse recepita. «Sarebbe determinante per far pendere la decisione del lavoratore a favore dei fondi rispetto alle nostre polizze» era il commento stizzito dell’Associazione delle Imprese Assicuratrici.

                  Il margine d’azione per reperire i fondi per la riforma si era già ristretto lunedì quando il titolare del Welfare aveva incassato il monito di Luca di Montezemolo. Il presidente di Confindustria, dal palco allestito a Torino per la presentazione della Grande Punto, aveva ribadito: «Ok alla riforma ma se non grava sulle aziende».

                    Una bella gatta da pelare per Maroni che, alla ricerca della quadratura del cerchio, sta ora spingendo sull’Abi per ottenere per le aziende l’avallo dell’automatismo completo (l’accesso al credito per l’intero importo del Tfr conferito ai fondi integrativi). Più probabile però che, data la strenua opposizione degli istituti bancari, si giunga ad un compromesso. Un «automatismo ridotto» dunque che prevederebbe l’applicazione da parte della banca di una griglia di valutazione dell’impresa richiedente, messa a punto con il contributo del Fondo di Garanzia. Una soluzione che potrebbe far contenti tutti i contendenti. Oppure no. (m.ino)