Tfr, manca il sì di Tremonti

18/11/2005
    venerdì 18 novembre 2005

      Pagina 40 – Economia

        Intervista a Repubblica Radio. Maroni replica: "È pronto da un mese". Alemanno: va approvato subito

          Tfr, manca il sì di Tremonti
          "Non conosco il decreto"

            ROBERTO MANIA

              ROMA – Il ministro dell´Economia e vicepresidente del Consiglio, Giulio Tremonti, non si è ancora fatto «un´opinione precisa» sulla riforma del Tfr perché, finora, ha dovuto occuparsi della Finanziaria. La «confessione» è arrivata ieri dai microfoni di Repubblica Radio e meglio di qualsiasi altra dichiarazione fotografa lo stato di incertezza che ancora permane intorno ad una riforma che continua a slittare anche se tutti dicono di volere, considerandola fondamentale per il decollo della previdenza complementare. Sono soprattutto gli enormi interessi finanziari (si calcola che ogni anno il flusso del Tfr sia pari a circa 13 miliardi di euro) a condizionare la decisione. E infatti i dissapori tra i membri dell´esecutivo riguardano proprio la piena concorrenzialità tra i fondi, quelli negoziali (parzialmente favoriti dalla riforma di Maroni) e quelli aperti, in particolare assicurativi.

              Intanto la scadenza del 4 dicembre, data-limite entro cui il governo può esercitare la delega, è sempre più vicina. Ora si attende la prossima settimana quando – stando alle ultime affermazioni del premier Silvio Berlusconi – il Consiglio dei ministri dovrebbe tornare ad occuparsi del tema. Ma gli imprevisti, dopo l´ennesimo rinvio deciso mercoledì, non possono essere esclusi. Polemicamente ha già messo le mani avanti il ministro del Welfare, Roberto Maroni, rispondendo stizzito all´ammissione di Tremonti: «Il dossier è lo stesso di un mese fa, non c´è stata alcuna variazione, non si fatica a leggerlo. Mi attendo che quando verrà discusso, nessuno venga a dire "non conosco il dossier", perché sarebbe veramente un po´ incomprensibile: circola da un anno, e nella sua versione definitiva da circa un mese».

              Tremonti, tuttavia, ha sollevato anche un altro aspetto della riforma, poco considerato ma non di natura secondaria: l´uso del Tfr può rappresentare una soluzione per la costituzione del secondo pilastro previdenziale per i lavoratori dipendenti (circa 16,5 milioni), ma non per tutti gli altri (oltre sei milioni) che non hanno il Tfr. «C´è una quota enorme della società italiana – ha detto – che non ha il posto fisso, composta da "partite Iva" e redditi autonomi. Un universo di milioni e milioni di cittadini». Per tutti costoro il secondo pilastro da aggiungere alla pensione obbligatoria e pubblica non può essere costituito dal Tfr. Dunque – sembra pensare il ministro dell´Economia – si deve allargare lo sguardo. Anche per questo – forse – ha finito per ammettere che il discorso sul Tfr «è piuttosto complicato» e che «ci sono tesi piuttosto diverse».

                Di certo il pallino resta nelle mani di Berlusconi. Il cui consigliere economico, l´europarlamentare Renato Brunetta, ha assicurato che la riforma sarà approvata la prossima settimana nella versione presentata da Maroni. Una previsione condivisa dal ministro per le Politiche agricole, Gianni Alemanno: «L´accordo c´è, è quello e non si discute». Il ministro di An è anche andato oltre sostenendo che il via libera del Consiglio dei ministri dovrà arrivare prima dello sciopero generale della prossima settimana per togliere un argomento a Cgil, Cisl e Uil. E se dovesse esserci un altro rinvio? «Io e Maroni, e penso anche i ministri dell´Udc , ci sdraieremo sul tavolo del Consiglio dei ministri». Ma tutto questo ha fatto infuriare al leader della Cisl, Savino Pezzotta: «Il governo sta trascinando la questione senza spiegare i motivo: è una vergogna!». E nell´incontro di ieri con il leader dell´Unione, Romano Prodi, i sindacati hanno proposto di modificare la riforma che dal 2008 innalza l´età pensionabile, con la Uil che ha perfino ipotizzato un ritorno al sistema retributivo abbandonato dieci anni fa.