“Tfr” M.Baccini:«Non dobbiamo penalizzare assicurazioni e imprese»

24/11/2005
    giovedì 24 novenbre 2005

    Pagina 9 – Economia

      L´INTERVISTA

        Il ministro Baccini spiega l´altolà centrista: nel decreto ambiguità da rimuovere

          «Non dobbiamo penalizzare assicurazioni e imprese»

            Nessun conflitto di interessi, il premier non ha partecipato al voto in Consiglio dei ministri
            No all´oligopolio dei fondi chiusi, evitiamo anche di mettere in crisi di liquidità le piccole aziende

            ROMA – Dice che senza il Tfr molte piccole imprese rischiano di chiudere i battenti per mancanza di liquidità, ma anche che le compagnie di assicurazione hanno ragione nel chiedere parità di trattamento con i fondi pensionistici negoziali. Mario Baccini, ministro centrista della Funzione pubblica, è diventato l´uomo del giorno nello scontro sul Tfr.

            Ministro, perché avete deciso di bloccare la proposta-Maroni?

              «Ma no, non mi sembra corretto affermare che noi dell´Udc vogliamo bloccare la riforma. La mia iniziativa politica punta alla difesa della competitività delle imprese».

              Perché l´ipotesi di Maroni compromette la competitività?

                «Fino ad ora, con il Tfr, le imprese avevano a disposizione risorse per le loro attività ma, se gli accantonamenti vanno ai fondi pensionistici, avranno carenza di liquidità».

                Lei sta dicendo che il Tfr deve restare nelle aziende e non servire per la formazione della previdenza complementare?

                  «Io credo che vadano rimosse le ambiguità presenti nel decreto preparato da Maroni. Per esempio c´è il rischio che il Fondo di garanzia per le imprese non sia compatibile con la normativa europea. E poi c´è un vantaggio per i fondi negoziali che non era nello spirito della delega».

                  Non si capisce: il problema è la perdita del Tfr da parte delle imprese, oppure la mancanza di concorrenza tra i fondi?

                    «Non c´è dubbio che le imprese perdono liquidità con il conferimento del Tfr ai fondi».

                    Ma lei lo scopre alla vigilia della riunione del Consiglio dei ministri?

                      «Io non l´ho scoperto oggi. Ma noi non possiamo essere sordi al grido d´allarme che arriva dalle piccole imprese e che ci dicono che rischiano la chiusura. Bisogna trovare una soluzione».

                      Maroni ha accettato una moratoria di tre anni per le aziende che potrebbero avere difficoltà ad accedere al credito bancario.

                        «Questo punto va sottolineato meglio. Non possiamo fare un danno al Paese».

                        Cosa pensa delle critiche delle assicurazioni al decreto di Maroni?

                          «Penso che ci debba essere piena parificazione tra i fondi e che vadano eliminati tutti gli ostacoli alla libertà di scelta dei lavoratori. Non si può costruire un sistema oligopolistico dominato dai fondi chiusi».

                          Quanto pesa il conflitto di interessi di Berlusconi?

                            «Nulla. Berlusconi non è mai intervenuto su questa vicenda e non ha partecipato al voto nel Consiglio dei ministri».

                            Però ha anche detto che non bisognava fare «un regalo ai sindacati».

                              «Era una posizione politica generale».

                              Ma la sua è una posizione personale o è quella dell´Udc?

                                «Sono in stretto collegamento con il segretario Lorenzo Cesa. Puntiamo ad aprire uno spiraglio per tutelare le micro-imprese che sono il 70 per cento del nostro tessuto produttivo».

                              (r.ma.)