“Tfr” L’ultimo tentativo di Maroni

13/09/2005
    martedì 13 settembre 2005

    Riforma Tfr, l’ultimo tentativo di Maroni

      Consegnata la proposta alle parti sociali. Oggi riunione dei sindacati per un primo giudizio

      di Felicia Masocco / Roma

        VECCHIO E NUOVO a confronto tutto in settanta pagine, è l’ultimo testo di riforma del Tfr che i sindacati e le imprese hanno avuto in consegna ieri dal ministro Maroni.È così calato il primo sipario, quello del ministero del Welfare appunto, che non ospiterà più incontri «in plenaria» su questa partita ormai giunta alle battute finali. La parola passa domani alle commissioni di Camera e Senato se c’è qualcosa da cambiare le parti sociali dovranno vedersela con i parlamentari. Ed è alle Camere che fa appello l’Ania, l’associazione delle assicurazioni insorge e parla di un testo «in contrasto con i principi della delega». Le altre sigle, sindacati e imprese, rinviano invece ad oggi un primo giudizio. In ogni caso c’è tempo fino al 6 ottobre per tentare delle modifiche dopodiché la delega governativa scade. La fretta ha anche imposto che le norme per la copertura economica del provvedimento non siano rinviate alla Finanziaria di fine anno ma vengano fissate in un decreto legge a firma congiunta Welfare-Tesoro che dovrà essere approvato contestualmente alla riforma. Il ministro non si è sbilanciato su quante risorse ci vogliono, ha detto però che le imprese saranno compensate per il Tfr che andrà ai fondi pensione attraverso la riduzione degli oneri impropri. È questa una novità che affianca misure già previste come le deduzioni fiscali fino al 6% e la cancellazione del contributo dello 0,20% che ogni anno le imprese versano all’Inps come garanzia del Tfr che hanno in cassa. «Le risorse ci sono – ha voluto garantire Maroni – e sono compatibili con le esigenze del ministero dell’Economia». Una rassicurazione che va verificata. Non solo perché il nodo delle compensazioni alle imprese che rinunciano al Tfr come fonte di autofinanziamento basta da solo a far saltare tutto, ma anche perché le finanze pubbliche sono quelle che sono ed è tardi per aperture di credito a un governo in scadenza. Inizialmente si era parlato di uno stanziamento di 700 milioni di euro, indiscrezioni dicono ora di oltre un miliardo.

          Ovviamente non c’è solo questo. Ventidue associazioni tra sindacati e imprese nei mesi scorsi hanno raccolto in un documento comune le loro richieste. Il ministro ha detto che quelle sono state accolte per il 90%. Dagli interessati nessun commento, il testo viene studiato in queste ore e nel pomeriggio il «cartello» dei 22 si riunirà in via Po, sede della Cisl, per una valutazione complessiva. Un ulteriore passaggio sarà quello interno alle associazioni: Confindustria domani riunisce la giunta, la Cgil mercoledì consulterà le strutture, la Cisl ha la segreteria lunedì e mercoledì prossimo si riunisce il comitato esecutivo dell’Abi. L’associazione delle banche oggi incontra Maroni.

            L’Ania ha già fatto sapere come la pensa. A Maroni che ha annunciato ai sindacati l’equiparazione tra fondi negoziali, fondi aperti e polizze assicurative risponde il direttore generale dell’Ania Giampaolo Galli per il quale il testo del decreto «è in contrasto con i principi della legge delega» e «penalizza la concorrenza e i lavoratori». «È difficile che l’Antitrust non noti questo aspetto». Il contrasto riguarderebbe proprio il principio di equiparazione di tutte le forme di previdenza integrativa privilegiando i fondi contrattuali rispetto alle altre forme di previdenza complementare. E considerato che il flusso annuo del Tfr è quasi di 13 miliardi, si capisce l’interesse delle assicurazioni. Secondo Galli, che già nelle settimane scorse non aveva escluso un ricorso alla Corte Costituzionale, il parere delle commissioni parlamentari «non è scontato».