Tfr, l’ultima provocazione di Maroni

07/11/2002

          giovedì 7 novembre 2002

          Il ministro pensa a trasferire obbligatoriamente la
          liquidazione nei fondi pensione.
          Patta (Cgil): nemmeno per sogno
          Tfr, l’ultima provocazione di Maroni

          Nedo Canetti

          ROMA. Il conferimento del Tfr (trattamento
          di fine rapporto) ai fondi previdenziali
          deve essere obbligatorio.
          Non ha dubbi, il ministro del Welfare,
          Roberto Maroni. Lo ha affermato
          ieri, nel corso di un’audizione alla
          commissione parlamentare di controllo
          sugli Enti di previdenza. «Non
          c’è altra via – ha argomentato – per
          sviluppare il secondo pilastro (quello
          della previdenza complementare,
          ndr). Già oggi è possibile, in realtà,
          conferire il Tfr nei fondi, ma ciò non
          si verifica in maniera consistente: per
          questo, sono convinto che il trasferimento
          obbligatorio sia la soluzione
          giusta».
          Come si ricorderà, quando si discusse
          su questo trasferimento, si
          aprì il problema se la vecchia buonuscita
          doveva venire o meno conferita
          ai fondi in modo obbligatorio. Maroni
          ora propende decisamente per l’obbligatorietà,
          senza però essersi confrontato
          con i sindacati. Intende affrontare
          subito la questione, nel ddl
          delega, attualmente all’esame della
          Camera. È consapevole che diverse
          sono le opinioni contrarie, non di meno
          è deciso ad andare avanti per questa
          strada, perché ritiene che si tratti
          dell’unica percorribile, e perché giudica
          «strumentali» le proteste dei sindacati.
          Non crede che si tratti di un
          esproprioi. «Se così fosse -ha sentenziato-
          non vedo futuro per i fondi».
          Immediata la reazione della Cgil.
          Contrariamente a quanto sostiene il
          ministro, si tratta per il segretario
          confederale Gianpaolo Patta di «un
          vero e proprio esproprio di una parte
          significativa delle retribuzioni dei lavoratori
          in un momento in cui i fondi
          integrativi pensionistici non danno
          buoni risultati». Non fa sconti,
          Patta. Ritiene la questione talmente
          grave da prevedere possibili scioperi
          generali. A suo giudizio sul tema «occorre
          aprire rapidamente una verifica»
          che faccia il punto sulle «necessarie
          mobilitazioni per bloccare questo
          grave attacco del governo». Una verifica
          alla quale l’esponente della Cgil
          invita anche i «cugini» della Cisl e
          della Uil. «C’è da augurarsi – auspica
          - che le altre organizzazioni sindacali
          si rendano conto di essere state porta-
          te dentro un progetto governativo alla
          fine del quale i lavoratori ne usciranno
          con una situazione disastrosa e
          che, comprendendo questo, capiscano
          la necessità di immediate e generali
          iniziative di mobilitazione». Secondo
          Patta, il disegno di Maroni non si
          ferma al Tfr, ma , con la delega fiscale
          e la decontribuzione previdenziale,
          va oltre, con l’obiettivo di trasformare
          profondamente lo stato sociale.
          «Le conseguenze per i lavoratori – prevede
          - saranno esattamente quelle di
          un furto: a fronte di pensioni che garantiranno
          gli attuali livelli, già molto
          bassi in seguito all’introduzione del
          sistema contributivo, avremmo una
          decurtazione del reddito dei lavoratori
          di 6, 7 punti percentuali». Sul piede
          di guerra anche la Uil pensionati,
          pronta a scendere in piazza. È il segretario
          generale, Silvano Miniati, ad annunciarlo.
          «La situazione – afferma -non
          è solo allarmante ma anche confusa:
          si fa fatica ad esprimere un giudizio
          sulla finanziaria. Non si può fare
          una sorte della sua evoluzione minuto
          per minuto, quando il testo sarà
          un testo sufficientemente abbozzato,
          ci confronteremo, ma quello che mi
          sembra di capire è che ai pensionati
          toccherà ancora una volta il compito
          di scendere in piazza, perché rimane
          il rischio che si mantenga lo scippo
          del 1.200 miliardi di vecchie lire,
          avanzati dalla prima ondata di pagamenti
          di pensioni al minimo». Contro
          il conferimento obbligatorio si è
          dichiarato anche segretario generale
          Ugl, Stefano Cetica.